mercoledì, 3 Marzo 2021

Pompei, da degrado ad esempio per l’Europa. In 2 anni riaperti 37 edifici e nuovi cantieri

Il 2017 ha visto crescere l’attenzione di cittadini e turisti per il Parco archeologico di Pompei, registrando un +8% rispetto al 2016. Grazie agli interventi di messa in sicurezza e restauro consentiti dal cofinanziamento Ue di 105 milioni di euro, sono stati restituiti al pubblico 37 edifici negli ultimi 2 anni, tra i quali la Villa dei Misteri e la Casa dei Vettii che era inaccessibile da 12 anni. Gran parte della rete viaria urbana, compresi numerosi vicoli prima impraticabili, sono stati restituiti alla fruibilità dei visitatori. Restaurate le fontane pubbliche, inaugurate mostre e musei interni agli Scavi, e intraprese molte altre azioni per il rilancio del sito, come l’estensione della copertura Wi-fi all’intera area archeologica o la realizzazione di un percorso ‘Pompei per tutti’.

A contribuire al successo di Pompei i concerti di David Gilmour, Elton John e Ludovico Einaudi nell’estate 2016 ed è in programma una nuova stagione di concerti all’anfiteatro per l’estate prossima: sarà riproposta, dopo l’ottimo riscontro del 2017, anche la rassegna di drammaturgia antica ‘Pompeii Theatrum Mundi’, progetto quadriennale in collaborazione con il Teatro Stabile di Napoli.
La riscoperta delle bellezze dell’antica Pompei ha offerto una spinta ulteriore alla ripresa di indagini e ricerche archeologiche che hanno visto, a partire dalla primavera del 2017 nuovi cantieri di scavo in 8 aree all’interno del perimetro del sito, oltre ai cantieri di scavo nel suburbio meridionale. Dopo decenni, si è tornati anche a scavare in quella parte della città mai indagata finora: 22 ettari sui 66 totali. Un’ulteriore occasione di valorizzazione del Parco è stata l’iniziativa ‘Una notte a Pompei’, con suggestive visite notturne di percorsi archeologici illuminati e arricchiti di suoni dell’epoca. Interventi e iniziative che hanno contribuito in maniera sostanziale al grande successo in termini di visitatori e agli importanti riconoscimenti internazionali da parte della stessa Commissione Europea che ha visto nel Grande Progetto Pompei un esempio da seguire e replicare in tutta Europa.
I maggiori musei chiamano il dg del parco archeologico, Massimo Osanna, chiedendogli di spiegare come spendere i soldi di Bruxelles e trasformare una storia di degrado in successo.
Otto anni fa il crollo della Schola Armaturarum aveva portato all’attenzione del mondo intero le fragilità del patrimonio Unesco, e da quel momento l’Europa stanziò fondi straordinari per salvare questa valle unica della storia dell’umanità. Il Progetto per la tutela e la valorizzazione dell’area archeologica di Pompei (Grande Progetto Pompei) è stato finanziato dalla Commissione Europea a partire dal 26 gennaio 2012 quale Grande Progetto Comunitario finanziato dalle risorse del Programma Operativo Interregionale Attrattori culturali, naturali e turismo FESR 2007-2013 (POiN) e in seguito dalle risorse del Programma Operativo Nazionale Cultura e Sviluppo FESR 2014-2020 (PON). L’importo complessivo era di 105 milioni di euro. Sono stati 76 gli interventi finanziati, di cui 69 conclusi.
“Siamo più che soddisfatti del lavoro finora realizzato a Pompei, grazie anche al sostegno dell’Unione Europea con il Grande progetto Pompei – commenta Massimo Osanna – Parliamo di 37 domus restaurate e riaperte al pubblico negli ultimi due anni, di interi quartieri e reti viarie messe in sicurezza e restituite alla pubblica fruizione, di un’attività di monitoraggio costante del sito, di mostre per la prima volta portate all’interno dell’area archeologica e quello che è stato conseguito “è il risultato anzitutto di un riuscito lavoro di squadra interdisciplinare, ma è anche espressione del buon funzionamento di una macchina amministrativa adeguata, che ha visto le istituzioni (tra cui l’Ue), unite a più livelli verso un obiettivo comune.
Senza questa intesa – aggiunge – non si sarebbe riusciti a gestire un patrimonio di così grande valore e in maniera così proporzionata alle esigenze, riuscendo a finalizzare gli interventi. Una attività di salvaguardia e valorizzazione che è stata premiata dall’incremento dei visitatori che quest’anno hanno sfiorato i 3 milioni e 500 mila, con un 8% in più rispetto allo scorso anno. Un successo per gli scavi, ma con un’importante ricaduta sul territorio, che inevitabilmente beneficia della maggiore presenza di turisti, e dunque sul suo rilancio”.

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