domenica, 29 Gennaio 2023

La casta è casta e… ognuno ha la sua borsa

L’opinione

Ci risiamo. Riparte la stagione delle borse turistiche e delle fiere di settore. Basta dare uno sguardo al calendario degli eventi in programma per decretare senza paura di smentita che sono sempre troppe. L’ultima edizione del TTG Incontri ha invece confermato che agli operatori di settore bastano due appuntamenti all’anno, la stessa fiera di Rimini e la Bmt di Napoli, per soddisfare al meglio tutte le loro esigenze di carattere professionale e commerciale. Due eventi in cui sono ben rappresentate tutte le anime del settore del turismo, tutti i vari segmenti o, come si suol dire, tutte le varie nicchie di prodotto. E soprattutto, due manifestazioni ben frequentate da operatori e agenti di viaggi che arrivano a Napoli e a Rimini da tutta Italia.
A queste basta aggiungere la Bit, che nel nostro Paese per prima si è ritagliata il ruolo riferimento internazionale per la promozione del turismo. La Bit può benissimo convivere con le altre due manifestazioni in una nazione come l’Italia, lunga e quindi con un mercato spalmato sul territorio.
Viene da chiedersi allora a cosa serva un calendario così ben nutrito di borse turistiche più o meno specializzate in questo o quel settore, se già tanto, se non tutto, si trova nelle due/tre borse principali. Nel panorama internazionale, in nessun paese c’è un simil fiorire di iniziative. E almeno servisse a riportarci in avanti nelle classifiche del turismo quanto invece non facciamo che arretrare.
L’unica cosa certa è come l’inutile scarrozzamento di operatori da un punto all’altro d’Italia, serva per creare vetrine, non di carattere turistico, visto quanto detto sopra, quanto piuttosto di carattere politico per compiacere il benefattore di turno. Peccato che tutto ciò avvenga quasi sempre con i soldi dei contribuenti, anche di quelli che col turismo poco hanno a che fare e che ne ricevono benefici pari a zero. Restano lettera morta le raccomandazioni delle associazioni degli operatori, che forse senza troppa convinzione hanno sottolineato che la partecipazione a queste manifestazioni sta diventando per gli imprenditori una voce di spesa sempre più importante e robusta nei bilanci aziendali.
Tanto più che, siano esse votate al mare piuttosto che all’archeologia, ai borghi dell’arte o all’opera pia, queste borse riescono a raccogliere lo stesso interesse che può suscitare una sagra dell’asparago e quindi racchiuse in un ambito locale.
Prendendo a prestito i recenti ragionamenti sulla funzione della politica nella vita pubblica, ci si accorge che la casta resta tale anche in queste occasioni: da un lato critica ferocemente l’affollamento di eventi per la promozione turistica, invocando un ridimensionamento della spesa per questo aspetto del settore, e dall’altra si fa in quattro per elargire a piene mani e permettere la sopravvivenza di appuntamenti decisamente inutili per la nostra attività di operatori ma utili invece solo a regalarsi passerelle fra gente poco dignitosamente prostrata, pronta a saldare il debito alla prima scadenza elettorale.

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