L’adv non si è estinto: ecco come si è evoluta la professione  

L’agente di viaggio non teme la sfida digitale e l’avvento delle app e delle piattaforme digitali di turismo (da Booking.com a Skyscanner etc.) non ha fatto sprofondare la professione in una crisi senza speranze. Semmai, secondo quanto rileva CornerJob, che ha intervistato alcuni agenti di viaggio (di dimensioni e localizzazioni diverse), si è sostanzialmente evoluta secondo tre coordinate: consulenza, specializzazione e sviluppo delle nicchie di mercato.

E così se oggi organizzare un soggiorno a Londra o a New York pare facile a tutti, la pianificazione di un viaggio verso mete meno massificate è molto diversa. Infatti, in questo caso, le persone cercano ancora le competenze dell’agente, sia per questioni di sicurezza (soprattutto in certe aree), sia per questioni di organizzazione, comfort e risoluzione di eventuali problemi.

Inoltre, una parte degli agenti si è specializzata in un particolare settore. Ad esempio, alcuni si propongono come esperti dei Paesi dell’ex Unione Sovietica, offrendo itinerari su misura rispetto alle esigenze del cliente e mettendo anche a disposizione guide e rete di contatti locali. Altri, soprattutto immigrati, hanno aperto microstrutture dedicate ai loro connazionali (soprattutto cinesi, sudamericani ed est europei) agevolati dal fatto che parlano la stessa lingua, condividono usi e costumi ecc.

Infine, ci sono le nicchie di mercato: dal turismo d’affari, ai viaggi legati alle cerimonie (viaggi di nozze, anniversari ecc.), per poi continuare con il turismo religioso e quello dedicato alla terza età. Si tratta di una platea di “viaggiatori” che in Italia ha dimensioni considerevoli e che, se non altro per questioni di comodità, mai rinuncerebbe al contatto diretto e fisico con l’agenzia.

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