Open air, campeggiatori chiedono legge per rilancio
Camping e villaggi turistici tendono a rendere difficile il soggiorno dei camperisti

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Serve una legge che riconosca l'importanza del turismo all'aria aperta, che stimoli un moderno servizio di accoglienza, come avviene in Europa, che incentivi i comuni a vocazione turistica a prevedere insediamenti per i campeggi o aree di sosta. La richiesta arriva dalla Confederazione Italiana campeggiatori che ha appena pubblicato 'Turismo campeggistico e all'aria aperta. Europa e Italia: numeri e foto'.
"Si tratta – spiega il presidente nazionale Gianni Picilli – di un'opera concepita per offrire agli operatori del settore gran parte dei dati raccolti da Confedercampeggio in oltre due decenni con grafici e fotografie".
Nella pubblicazione i campeggiatori fanno notare come nei campeggi italiani  da una gestione quasi dilettantistica di oltre 20 anni fa si è passati ad una amministrazione sempre più commerciale, spesso in danno del servizio di accoglienza. "Nei campeggi e nei villaggi turistici in Italia – sottolinea ancora Picilli – si è fatto in modo di rendere non facile il soggiorno dei camperisti. L'assurdo è che in Europa si fa l'impossibile per attrarre i campeggiatori italiani perché sono quelli che soggiornano nei campeggi da tre stelle in su, apprezzano la gastronomia locale e spendono fino a 70 euro procapite al giorno".
In Italia il settore interessa quasi 5 milioni di persone mentre dall'Europa, nel 2009, sono giunti nel nostro Paese poco più di 4 milioni di campeggiatori stranieri. Il turismo all'aria aperta frutta ogni anno in Italia oltre 3 miliardi di fatturato. Negli ultimi 6-7 anni le tariffe dei campeggi italiani sono aumentate complessivamente di quasi il 34%. Negativi sono invece i dati che riguardano le nuove immatricolazioni di nuovi veicoli: nel 2010 si è registrato un calo del 25% per gli autocaravan rispetto al 2009 e addirittura del 52% rispetto al 2008. In Europa il fatturato annuo lordo è stato pari a 12,6 miliardi di euro; le presenze sono state pari a quasi 400 milioni. "L'Italia – conclude Picilli – un tempo non lontano era la terza nazione europea in questo settore ora stiamo difendendo il quinto posto".

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