Turismo riconosciuto come industria: plaudono le associazioni
27 Gennaio 2026, 12:10
foto luca zennaro/ansa -
Le linee programmatiche presentate dal ministro del Turismo Daniela Santanchè al Forum Internazionale del Turismo delineano un cambio di impostazione che riconosce il turismo come settore industriale. Un cambio di paradigma apprezzato dai vertici delle associazioni di categoria.
Per la presidente di Confindustria Alberghi, Elisabetta Fabri, “l’intervento del ministro ha ricondotto l’intero sistema dell’ospitalità nell’ambito delle politiche industriali, affrontando in modo organico i principali nodi strutturali: il superamento del nanismo imprenditoriale, la necessità di favorire aggregazioni e filiere più solide, la definizione di un orizzonte di programmazione decennale, una rivalutazione del quadro fiscale per sostenere investimenti e competitività, il rafforzamento di formazione e competenze. La scelta di riconoscere il turismo non solo come servizio, ma anche come settore industriale – sottolinea Fabri – è essenziale per dotare il comparto di politiche coerenti con il suo reale impatto economico, occupazionale e territoriale, valorizzandone il ruolo di piattaforma integrata con manifattura, agroalimentare, cultura, infrastrutture e innovazione. Il richiamo del presidente di Confindustria Emanuele Orsini alla necessità di un piano industriale – conclude Fabri – va nella stessa direzione. Come Confindustria Alberghi siamo pronti a contribuire alla costruzione di un quadro stabile di politiche industriali per il settore, trasformando le linee guida emerse dal Forum in strumenti operativi e obiettivi di sistema”.
Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente di Federalberghi Bernabò Bocca: “la visione del ministro ci trova perfettamente d’accordo e conoscendo la sua tenacia sono certo che farà di tutto per perseguire i suoi obiettivi: mi è piaciuto molto il tema di una diminuzione della pressione fiscale sulle imprese e di dare questa cifra non nelle tasche degli imprenditori ma nelle tasche dei lavoratori. Oggi bisogna cercare di aumentare il netto della busta paga dei nostri collaboratori. Già il decreto sulle mance ha dato una grossa mano, ma se dovesse passare il patto di equità proposto dalla ministra (che prevede una riduzione della fiscalità alle imprese turistiche del 10% che va interamente ai dipendenti in forma di retribuzioni incentivanti, bonus o welfare), sarebbe ancora meglio”.
Quanto al nanismo delle imprese italiane. Bocca dice: “Sicuramente non sempre essere grosso è un vantaggio, dipende da dove l’albergo è situato. La caratteristica del parco alberghiero italiano è una dimensione familiare. Chi viene in Italia cerca la tradizione italiana che molte volte solo le famiglie sono in grado di trasmettere. Ovviamente il grande gruppo internazionale ha delle economie di scala che rendono quindi per il gruppo più semplice determinate cose, ma perde un pochettino delle caratteristiche di italianità che il turista cerca quando viene nel nostro Paese. Bisogna cercare di standardizzare il meno possibile la nostra offerta perché noi siamo conosciuti per questo”.
Soddisfatto anche il presidente di AssoParchi, Luciano Pareschi: “introdurre l’elemento industriale nel turismo significa adottare un mindset, una struttura mentale e operativa in grado di attrarre flussi turistici, generare valore, qualità e professionalità lungo tutta la filiera, al pari di quanto già avviene nel caso di grandi attrattori turistici, come i parchi a tema, i centri termali, i comprensori sciistici e le organizzazioni legate ai grandi concerti e agli eventi”.