sabato, 18 Settembre 2021

Bray modifica bando 500giovani, ma la protesta continua

Accolto con una pioggia di polemiche, ora il bando di concorso '500 giovani per la Cultura' pubblicato lo scorso 6 dicembre, è stato modificato dal ministero dei Beni culturali che ha dunque accolto le segnalazioni delle associazioni e i sindacati promotori della protesta. Ciò nonostante resta confermata la manifestazione di protesta indetta per l'11 gennaio: le associazioni chiedono infatti al governo di "invertire veramente la rotta".
Diverse le modifiche apportate: intanto è stato portato da 110 a 100 il requisito di voto minimo per accedere alla selezione, eliminato l'obbligo di certificare il livello di competenza linguistica per l'inglese, introdotta la possibilità di un periodo di assenza di 15 giorni per motivi di studio e l'eventualità di sospendere fino a 3 mesi il tirocinio per impegni di studio. La modifica più importante, sottolineano, "è stata quella di ridurre di oltre la metà il numero di ore annue per le attività di formazione, portandole da 1400 a 600". 
"L'intervento del ministro – fanno notare  tra gli altri l'Associazione Nazionale Archeologi, Archim archivisti in movimento, Associazione Nazionale archivistica italiana, Fp Cgil, Assotecnici, Federazione Unsal beni culturali- 'è evidentemente volto ad eliminare i profili di più chiara illegittimità, che avrebbero probabilmente comportato l'annullamento del bando in sede amministrativa.
E' un chiaro segnale – aggiungono – che il bando era scritto male sul piano formale. Ma rimane ferma la nostra contrarietà all'assurda operazione di formazione. Il presidente del consiglio Enrico Letta e lo stesso ministro Massimo Bray avevano annunciato un Bando per dare lavoro nei Beni Culturali e non certo per concedere qualche euro a stagisti. C'è bisogno di nuovo personale tecnico-scientifico che assicuri il ricambio generazionale e l'efficienza nella tutela e nella valorizzazione dei beni culturali".

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