Tajani: lavoriamo uniti per promuovere il turismo delle radici

La prima densissima giornata di Roots-In, la borsa internazionale del turismo delle origini in corso a Matera, si è aperta con il messaggio del ministro degli Esteri Antonio Tajani che invita a lavorare tutti uniti e promette di unire le forze del Maeci a quelle dei piccoli comuni, al di fuori del turismo di massa, in vista del 2024, anno delle radici italiane nel mondo. “Roots-In che torna per la seconda edizione dopo il successo dello scorso anno – dice Tajani – testimonia il crescente interesse del turismo delle radici per il nostro Paese e per gli 80 milioni di italiani e italodiscendenti”.

Secondo quanto testimonia lo studio presentato da Alberto Corti di Confcommercio in collaborazione con Swg si tratta di un bacino di 60 milioni di persone che vogliono riscoprire le proprie origini che potrebbero generare una spesa annua inItalia molto vicina a 8 miliardi di euro.

Per Giovanni Maria de Vita, responsabile del turismo delle Radici del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, “questo segmento dà l’opportunità di creare reddito e occupazione anche in zone economicamente problematiche. Possono anche legare i giovani ai territori e bloccare inoltre flusso di partenze”.

Lo testimonia anche Antonio Nicoletti, direttore dell’Atp Basilicata: “Abbbiamo avuto grandi crescita di turisti internazionali dai mercati interessati dal turismo delle radici: solo dagli Usa un +44%”.

“L’Italia – dice Beppe Covertini, attore, conduttore della Rai – è bellezza in ogni angolo, in quello che vediamo, respiriamo, mangiamo. Dobbiamo essere fieri di essere italiani, non pensare che l’erba del vicino è sempre più verde. Noi viviamo nel posto che tutto il mondo vorrebbe visitare, figuriamoci se gli oriundi non vogliono tornare…”.

Infine Giancarlo Dall’Ara, esperto di marketing, testimonia come il turismo delle origini ha provocato due grandi rivoluzioni: “La prima riguarda una nuova geografia del turismo, prima c’erano le località cartolina, i grandi must. Con questo turismo al primo posto ci sono i borghi, purché questi si attrezzino. E la seconda rivoluzione riguarda i prodotti: cosa cercano le persone che tornano o i loro  discendenti? Vogliono andare all’anagrafe, parlare con il parroco, visitare i ruderi e il cimitero che una volta non si poteva neanche nominare… Vogliono parlare con la gente del posto al bar del paese. E pensate alla delusione di non trovare il vecchio bar, la bottega ma trovare un cosa che assomiglia all’autogrill…”.

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