Alitalia sempre più in bilico: Leogrande e Battisti in audizione alla Camera

È sempre più in bilico il futuro di Alitalia. Il neo commissario straordinario Giuseppe Leogrande annuncia l’arrivo in squadra di Giancarlo Zeni (direttamente da Blue Panorama) ma rimanda la definizione delle prossime mosse al nuovo Piano industriale in arrivo nelle prossime settimane. Intorno è rimasto ben poco: Fs, Delta e Atlantia sono sparite dai radar e Lufthansa conferma la propria posizione senza fare alcun passo avanti rispetto alla disponibilità alla sola alleanza commerciale. In questo quadro cresce il rischio che i poco più di 4 mesi che mancano al 31 maggio per cedere la compagnia possano non bastare.

Alla sua prima uscita, in audizione alla Camera, Leogrande mette le mani avanti: “non ho ancora un’idea concreta sulla situazione”, ammette, annunciando la nomina di Zeni come direttore generale, che lo affiancherà sulla parte industriale nella realizzazione del piano. I due hanno già lavorato insieme nel risanamento di Blue Panorama ed infatti è a quel modello che Leogrande guarda, facendo notare che “lo sviluppo naturale immeditato è vendere a terzi”, ma c’è anche la strada del “conferimento in una newco come fatto in Blue Panorama”. Quello che è certo, è che l’azienda brucia 300 milioni l’anno, c’è una situazione di “precarietà” da cui bisogna uscire e nel contesto attuale è difficile non pensare ad un percorso di aggregazione, dice Loegrande che si appella ai dipendenti perché si possa remare tutti nella stessa direzione. Riparte intanto la ricerca del partner: la prossima settimana Leogrande riprenderà il dialogo con Delta, poi vedrà anche Lufthansa. Ma la situazione fa preoccupare per la tempistica: “Se ci fosse un’offerta pronta, si riuscirebbe a chiudere entro 31 maggio. Ma al momento non c’è”, dice il commissario, pur ribadendo l’obiettivo di rispettare i tempi.

Intanto stamattina c’è stata l’audizione dell’ad di Fs Gianfranco Battisti. “Il 31 ottobre abbiamo presentato una proposta di offerta d’acquisto per i rami di Alitalia, condizionata ad alcune condizioni che ritenevamo imprescindibili”, ha detto Battisti spiegando che l’offerta era condizionata, ad esempio, “all’individuazione di più investitori”. Ha quindi sottolineato che “non eravamo intenzionati a prendere la maggioranza nella compagnia”, ma “Lufthansa non ha mai risposto formalmente a nessuna iniziativa che avevamo richiesto”. “EasyJet e Delta hanno manifestato un’adesione formale” al progetto. “Poi EasyJet si è ritirata”, ha aggiunto Battisti mentre l’ingresso di Atlantia nel piano di rilancio era “condizionato alla risoluzione di altre vicende” nel loro gruppo.

Dal canto suo, in una memoria inviata alla Camera inviata da Atlantia si legge: “Non corrisponde a verità che Atlantia si sia sfilata dal Consorzio” per rilanciare Alitalia. “Per la mancanza di presupposti industriali per un rilancio sostenibile e duraturo e di un partner industriale di primario livello, Atlantia non ha rinvenuto le condizioni necessarie per poter aderire al Consorzio, come peraltro costantemente evidenziato nei frequenti incontri di aggiornamento tenutisi con l’amministrazione straordinaria”.

Intanto quello che è chiaro è che Lufthansa, seppur sempre interessata al mercato italiano e all’Alitalia, non cambia la sua posizione: “per il rilancio è più vantaggiosa una partnership che un investimento una tantum”, spiega il responsabile per il Gruppo tedesco del dossier Joerg Eberhart, che pur precisando di non volere dare “consigli”, ha un’idea ben chiara per la compagnia italiana: “profondo risanamento”, con una ristrutturazione pluriennale (non bastano 6 o 18 mesi), abbassamento dei costi e partner forti. Gli esuberi, invece, devono rimanere l’ultima ratio, sostiene Lufthansa, che promette ad Alitalia di diventare insieme il sistema più forte d’Europa. La situazione preoccupa intanto i sindacati che chiedono un incontro urgente con Governo e commissario.

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