Caro carburante pesa sui profitti delle compagnie aeree

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La guerra in Medio Oriente e i rincari del carburante rischiano di abbattersi come una mannaia sulle compagnie aeree europee. I principali gruppi, secondo le stime degli analisti di Bloomberg Intelligence, rischiano per il 2026 un calo dei profitti, nel caso in cui i prezzi del carburante dovessero attestarsi a 1.300 dollari per tonnellata nel terzo trimestre.

L’ottimismo sulla possibilità di mantenere la riduzione dei costi, almeno per il momento, non ha avuto particolari scossoni in Borsa, con le società che mantengono gli stessi livelli precedenti alla guerra in Iran. Per la compagnia di bandiera portoghese Tap, che nel primo semestre ha registrato una perdita di 99 milioni, i costi del carburante per aerei sono aumentati di quasi il 19%.

L’alta volatilità dei prezzi sta provocando impatti significativi sulle stime per i risultati dell’intero anni. Gli analisti, guardando alla copertura del carburante per i prossimi mesi, stimano un calo dal 6 all’11% del margine operativo lordo per i principali vettori di rete. Sono poche le compagnie ben “posizionate per compensare il calo dei ricavi da traffico passeggeri e merci” subito a causa della guerra tra Stati Uniti e Iran.

Nel secondo trimestre International Airlines Group (Iag) e Lufthansa sono riuscite a compensare circa il 60% degli aumenti del prezzo del carburante, mentre Air France-Klm ha superato lo stesso obiettivo raggiungendo l’85%. Resta invece sotto pressione Turkish Airlines che deve affrontare rischi maggiori a causa di una differenza di prezzo tra il cherosene e il petrolio greggio (crack spread) non coperto.

L’esposizione al rischio carburante, almeno per il momento, è coperta tramite strumenti derivati su greggio, gasolio e cherosene. Le compagnie aeree europee si trovano ad affrontare una pressione sui costi a breve termine minore rispetto ai rivali transatlantici come United, che evita la copertura attiva, o ai concorrenti asiatici, che coprono solo il petrolio e non i prodotti raffinati. Se la guerra tra Usa e Iran dovesse continuare i maggiori problemi si vedrà nel 2027, con un inevitabile aumento dei pressi. L’incertezza relativa al traffico marittimo attraverso lo stretto di Hormuz e altri punti nevralgici globali apre la strada a una vasta gamma di scenari per il carburante per aerei rispetto ai costi del greggio e ai margini di raffinazione. I contratti a termine indicano prezzi nel 2027 superiori del 38% rispetto ai livelli del 2025, a seguito di un aumento del 24% del prezzo del greggio e di un ampliamento del 70% dello crack spread.

Per fronteggiare una situazione che non trova ancora una soluzione, le compagnie aeree si stanno concentrando principalmente sul mantenimento dei ricavi unitari, accelerando i programmi di efficienza dei costi e la razionalizzazione delle rotte meno redditizie. Tra le minacce che le compagnie aeree potrebbero dover affrontare vi è una “maggiore sensibilità ai prezzi, man mano che il comportamento dei consumatori si adatta in risposta alle tariffe elevate”, evidenziano gli analisti.

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