martedì, 27 Ottobre 2020

Cresce il peso delle catene alberghiere in Italia: nel 2016 oltre 155 mila camere

Cambiano i tempi e si modificano le abitudini di viaggio: se il turista in passato cercava un alloggio solo per riposare, oggi il soggiorno in albergo rappresenta una parte importante di un’esperienza a 360 gradi. Per aumentare la propria competitività e restare al passo con una domanda sempre più esigente, è in crescita il fenomeno che spinge molte aziende ad aggregarsi per offrire un servizio in linea con le nuove necessità. Ed ecco perché si confermato quel fenomeno, già registrato da alcuni anni, del progressivo aumento del numero delle camere appartenenti alle strutture alberghiere di catena. È quanto si evince dalla quinta edizione del rapporto Hotels & Chains 2017 realizzato da Horwath HTL, STR e, per la seconda volta, in collaborazione con Associazione Italiana Confindustria Alberghi, presentato stamattina a Milano.

“Un fenomeno in crescita che si sviluppa in risposta alle esigenze del settore – ha sottolineato Giorgio Palmucci, presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi -. Visibilità e disintermediazione in primis, ma anche, nel rapporto col cliente, l’esigenza di garantire degli standard in un quadro in cui la classificazione tradizionale ha perso di significato e la possibilità di arrivare a diversi segmenti della domanda, con un marchio che è anche evocatore dell’esperienza che si vuole offrire al cliente. Anche il rapido diffondersi di nuovi concept o di alberghi tematici, hotel in luoghi particolari, o i cui interni sono decorati in modo singolare, oppure orientati alla prestazione di servizi specifici, risponde alle nuove esigenze della domanda che non vede più nell’hotel semplicemente un posto dove alloggiare durante le vacanze o per lavoro, ma al contrario l’ambiente ideale dove poter fare esperienze nuove e singolari, diverse da quelle di tutti i giorni, per immergersi in sensazioni ed emozioni tutt’altro che comuni”.

Oggi sono oltre 155 mila le camere di catena nel paese, cresciute sul 2015 del 4,5%. La penetrazione delle catene sullo stock italiano si attesta al 4,2% in termini di hotel, dato inferiore, secondo l’ultimo censimento Horwath HTL a livello europeo, a quello censito da Spagna (28%), Francia (20,8%), Regno Unito (15,7%) e Germania (14,5%). Ci sono però segnali incoraggianti per il consolidamento e la crescita di peso del settore alberghiero. 

“In questi ultimi 5 anni – spiega Giorgio Ribaudo Project Manager di Horwath HTL e autore del report – abbiamo registrato un crescente peso dei player nazionali, sia in termini di dimensioni per singolo gruppo che numero di gruppi alberghieri”.

Diversamente da quanto storicamente noto, parrebbe che i gruppi italiani stiano crescendo anche all’estero. “Abbiamo censito 19 gruppi italiani con hotel gestiti, in locazione o proprietà, anche all’estero – aggiunge ancora Ribaudo – per circa 51 hotel e 5.500 camere fuori Italia”.

I ranking del nuovo censimento 2017 mettono alla luce le dimensioni dei nuovi assetti e dei recenti processi di fusione: Marriott, dopo acquisizione Starwood, terzo gruppo in Italia con 8.890 camere (dopo Best Western e Accor), UNA-ATA, dopo fusione, quinto gruppo con 5.467 camere, Starhotels, dopo acquisizione portfolio Royal Demeures, decimo gruppo con 3.671 camere.

Magda Antonioli, direttore del Master in Economia del Turismo presso l’Università Bocconi, ha  ricordato come il valore di queste iniziative sia in sintonia con gli orientamenti dell’Unione Europea in tema di competitività del turismo e quindi con le nuove opportunità di finanziamento.

 

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