sabato, 25 Marzo 2023

Da Passera a Lombardo, da Costa a Grimaldi Lines: le nuove bandiere nere

Con l’imprenditore Caltagirone Sono i nuovi ‘pirati’ del mare secondo Legambiente

Cos'hanno in comune il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, Costa Crociere, Francesco Bellavista Caltagirone, Grimaldi Lines, e il governatore siciliano Raffaele Lombardo?
La bandiera nera che Legambiente ha appena attributo loro perché portano avanti un modello insostenibile per il mare.
Nello specifico la bandiera nera a Passera va per il decreto Sviluppo che ha riattivato "le procedure per la ricerca e l'estrazione di petrolio dai fondali marini e per il decreto Rotte, una legge che non è riuscita a vietare i passaggi ravvicinati delle navi da crociera davanti a luoghi delicati" come per esempio l'isola di Capri, di Pantelleria, di San Pietro o delle Eolie.
A Costa Crociere per la vicenda del naufragio all'isola del Giglio; tra le motivazioni "scarsa preparazione dell'equipaggio, per la prassi diffusa di molte navi del gruppo ad effettuare passaggi sottocosta ravvicinati, la gestione della situazione di crisi, ed anche per il progetto di rimozione del relitto non adeguatamente condiviso con il territorio".
L'altra bandiera nera va a Caltagirone, "l'imprenditore delle costruzioni coinvolto nei progetti dei porti turistici a maggior impatto ambientale, da Imperia a Siracusa, passando per Carrara e il megaporto della Concordia a Fiumicino".
Ed ancora alla Grimaldi Lines, che "ha perso nelle acque intorno all'isola di Gorgona, nel parco nazionale dell'Arcipelago toscano, due semirimorchi con un carico di 224 fusti tossici contenenti ciascuno 200 kg di cobalto e monossido di molibdeno (per 45 tonnellate totali)"; la società, secondo Legambiente, "nelle ore successive all'evento non ha dimostrato trasparenza nella comunicazione dell'impatto ambientale".
Infine a Lombardo, governatore della regione Siciliana, "per aver assecondato e non rigettato la proposta di project financing della Sidra finalizzata alla messa in sicurezza dei tratti di costa in erosione, ma che in realtà prefigura la 'svendita' ai privati delle spiagge siciliane"; la regione dovrebbe concedere in uso per 30 anni, estensibili a 50, il demanio marittimo su cui "le società immobiliari interessate potrebbero realizzare attività turistiche di vario genere, incluse la costruzione di nuovi porti, aree commerciali, impianti sportivi e strutture ricettive".

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