lunedì, 14 Giugno 2021

La metà degli occupati persi a causa del covid lavorava nel turismo

Il comparto turistico e culturale ha patito molto per l’emergenza sanitaria, a partire dal 2020, nel nostro Paese: dopo “anni di crescita costante, ha subito una profonda battuta di arresto, con quasi 233,2 milioni di presenze in meno negli esercizi ricettivi rispetto al 2019 (un calo del 53%)”, e in particolare “la clientela straniera è calata di oltre il 70%, quella italiana del 36%”.

Lo si legge nello studio che la Svimez ha condotto per conto dell’Ente bilaterale confederale Enbic, in cui si sottolinea come il segmento alberghiero sia quello che “ha evidenziato i segnali di maggiore sofferenza”, perché “le presenze registrate nel 2020 sono meno della metà (il 43%) di quelle rilevate nel 2019, mentre quelle del settore extra-alberghiero circa il 53%. I viaggi si sono pressoché dimezzati passando da circa 71.000 nel 2019 a 37.000 nel 2020”, recita il dossier.

“Circa la metà degli occupati persi tra il 2019 e il 2020 (-456.000 persone) è ascrivibile a questi settori”, va avanti la rilevazione dell’Associazione, giacché “tra il 2019 e il 2020, nel Mezzogiorno, il comparto delle attività turistiche ha subito una flessione più accentuata (-12,7% a fronte del -10,7% del Centro-Nord)”.

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