Paradosso ferie, in Italia meno di un lavoratore su due usa tutti i giorni di vacanza
15 Luglio 2026, 11:50
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La propensione ai viaggi dei consumatori italiani deve fare i conti con un importante ostacolo strutturale e culturale legato al mercato del lavoro, che si riflette direttamente sulla pianificazione dei flussi turistici e sulla stagionalità della domanda retail.
Secondo l’indagine ‘HR & Payroll Pulse’ condotta da SD Worx a luglio 2026 su un campione europeo, solo il 44,5% dei lavoratori italiani riesce a usufruire di tutti i giorni di ferie maturati nell’arco dell’anno. Si tratta del secondo peggior dato in Europa (superato solo dalla Serbia), a fronte di una media continentale del 63% di ferie interamente godute.
A frenare i dipendenti è principalmente una barriera di tipo organizzativo e psicologico: il 44% degli italiani dichiara di non sentirsi libero di andare in vacanza per non gravare sui colleghi o per timore di creare interruzioni all’operatività aziendale, un senso di colpa che si registra in misura molto minore nei mercati storicamente maturi per l’outbound come Regno Unito, Irlanda e Finlandia.
Nonostante gli italiani dispongano in media di 24,7 giorni di ferie all’anno (e ne vorrebbero circa 33,6), la tendenza dominante è quella di frammentare il riposo. Per ricaricare le batterie, i lavoratori del nostro Paese stimano necessari in media solo 9,2 giorni consecutivi (contro i 13,4 della media europea e gli oltre 14 di Spagna e Svezia), un dato che spiega la forte predilezione del mercato domestico per i short break e i soggiorni di breve durata a scapito dei lunghi viaggi strutturati.
“I dati mostrano che il tema non riguarda soltanto il numero di giorni di ferie disponibili – spiega Chiara Valdata, People Director per l’Italia di SD Worx – In Italia emerge soprattutto una questione culturale e organizzativa: molti lavoratori faticano a utilizzare interamente i giorni maturati e temono che la propria assenza possa creare difficoltà ai colleghi. Una cultura delle ferie sana si misura dalla possibilità concreta di utilizzarle senza sensi di colpa e senza compromettere l’operatività del team”.
Per gli operatori del comparto turistico, la flessibilità dell’offerta e la promozione del benessere psicofisico e della disconnessione si confermano leve determinanti per intercettare una domanda che fatica sempre più a staccare dalla routine professionale.