Stop last minute allo sci, insorgono le Regioni e gli operatori turistici

L’inizio della stagione sciistica slitta ancora, stavolta al 5 marzo, provocando l’ira delle Regioni, degli operatori del settore e della Lega. L’ennesimo stop al turismo invernale, a poche ore dalla programmata riattivazione degli impianti, rischia di diventare la prima grana del governo Draghi. E all’orizzonte delle future misure anti-Covid, su cui pesa l’incognita delle varianti del virus, emerge anche il parere del consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, per il quale è “urgente cambiare subito la strategia di contrasto al SarsCov2: è necessario un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata. Ne parlerò col ministro Speranza questa settimana”, annuncia.

La scintilla dello scontro è scattata dopo una giornata di appelli alla prudenza arrivati innanzitutto dal Comitato tecnico scientifico che ha risposto alla richiesta di Speranza di “rivalutare la sussistenza dei presupposti per la riapertura” dello sci. Nel fornire il suo parere – e “rimandando al decisore politico la valutazione relativa all’adozione di eventuali misure più rigorose” – il Cts aveva spiegato che alla luce delle “mutate condizioni epidemiologiche” dovute “alla diffusa circolazione delle varianti virali” del virus, “allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni” per la riapertura.

La chiusura degli impianti non è quello che Lega e Governatori si aspettavano, ma il colpo viene incassato con l’assicurazione che la montagna verrà risarcita: il provvedimento, infatti, impegna “a compensare al più presto gli operatori del settore con adeguati ristori”. Gli stessi ministri leghisti Giorgetti e Garavaglia sono intervenuti per ribadire il concetto e alzare la posta: “non è detto nemmeno che bastino i 4,5 miliardi richiesti quando la stagione non era ancora compromessa, probabilmente ne serviranno di più”, hanno sottolineato.

“Allibiti” i governatori, in particolare per il metodo e la tempistica dell’annuncio di chiusura. Il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha espresso “stupore e sconcerto, anche a nome delle altre Regioni, per la decisione di bloccare la riapertura degli impianti sciistici a poche ore dalla annunciata e condivisa ripartenza per domani”.
E il valdostano, Erik Lavevaz, aggiunge: “una chiusura comunicata alle 19 della vigilia dell’apertura, prevista da settimane, dopo mesi di lavoro su protocolli, assunzioni, preparazione delle società, è sinceramente inconcepibile”.
Per il governatore lombardo, Attilio Fontana, “è un colpo gravissimo al settore” e per il friulano Massimiliano Fedriga “l’indecisione del Cts penalizza imprese e lavoratori”. Anche per il veneto Zaia “la decisione arriva troppo tardi”.
Il presidente della Liguria – dove alcuni ristoranti sono rimasti aperti in occasione di San Valentino nonostante l’entrata in vigore dell’ordinanza sulla fascia arancione – ha aggiunto: “La gente non può scoprire domenica sera che cosa potrà fare lunedì mattina, non è possibile che tutte le volte che l’Italia prende una decisione la revoca a 24 ore di distanza”.
Stessi toni dal coordinatore della Commissione Turismo della Conferenza delle Regioni, Daniele D’Amario, che ha commentato: “è una mazzata”.

Ad insorgere sono anche i gestori degli impianti, insieme ai maestri di sci e a tutti gli operatori della montagna, che parlano di “stagione ormai saltata nonostante quanto investito per l’apertura” e chiedono ristori. “Ci sentiamo presi in giro di fronte a tutto quello che abbiamo speso per l’apertura, in vista della quale abbiamo assunto altro personale”, dice l’Anef, che rappresenta tutti gli esercenti delle funivie. L’associazione snocciola l’elenco degli inizi mancati. “Dopo il 3 dicembre, il 7 gennaio, il 18 gennaio e il 15 febbraio, adesso la proroga al 5 marzo. Ormai la stagione è saltata. Siamo il settore più penalizzato: da 12 mesi senza un euro di incasso ma con spese e stipendi da pagare – l’accusa -. La cassa integrazione è arrivata a dicembre, da luglio lavoravamo per preparare l’inverno”.

“Abbiamo raccolto, in via elettronica, migliaia di prenotazioni da tutta la Lombardia – spiegano dalla società impianti di Aprica – per la ripartenza organizzata in tutta sicurezza”.

“Abbiamo buttato al vento milioni di euro in quest’ultima settimana. Uno spreco. Ora contiamo i danni – tuona Marco Bussone, presidente dell’Uncem -. Per il personale serve immediatamente un’indennità, la cassa integrazione. Il Governo Draghi si attivi immediatamente”.

“La marcia indietro dell’ultimo minuto chiude con un nulla di fatto la stagione invernale 2020/21 che non ha mai potuto iniziare. La situazione era già drammatica, ma il cambiamento intervenuto all’ultimo minuto, ha comportato per le aziende l’ennesimo grave danno per gli ulteriori costi sopportati in questi giorni per preparare la riapertura. Al ministro Garavaglia chiediamo subito un intervento veloce e sostanzioso per permettere alle aziende di sopravvivere a questo ennesimo colpo”, sottolinea Maria Carmela Colaiacovo, vicepresidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi.

“Con quest’ultimo colpo – gli fa eco il presidente di Confturismo Confcommercio Luca Patane – si completa un anno intero di blocco per il turismo, sostanzialmente senza soluzione di continuità. Ora si volti pagina rimettendo subito il turismo al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ma ancora più urgente è completare in tempi rapidissimi il passaggio delle consegne dal MIBACT al nuovo Mistero del Turismo per non fermare le assegnazioni di aiuti alle imprese del settore fissate per legge che già sono in ritardo di mesi”.

“La decisione arrivata in extremis di posticipare l’apertura degli impianti sciistici al 5 marzo non è rispettosa nei confronti di tanti imprenditori, lavoratori e turisti e rappresenta un duro colpo per l’economia della montagna. Ci auguriamo che ci siano ristori adeguati come è stato promesso, gli indennizzi devono avere la priorità assoluta e devono essere contemplati già nel prossimo decreto, ma quello che rimane intollerabile è un cambio di programma dell’ ultima ora. Prima ancora dei ristori ora ci aspettiamo rispetto”, afferma la presidente di Federturismo Confindustria Marina Lalli.

“L’aver rinviato, praticamente senza preavviso, l’apertura degli impianti sciistici è un fatto grave, che avrà un pesante impatto economico: farà scomparire altri 3,3 milioni di presenze turistiche nelle località montante, per una perdita di ulteriori 400 milioni di euro circa di fatturato – aggiunge Vittorio Messina, Presidente di Assoturismo Confesercenti -. Annunciare l’avvio della stagione turistica invernale e poi stravolgere completamente i programmi all’ultimo minuto è un comportamento inaccettabile, che mette in difficoltà non solo le attività ricettive e dei servizi turistici nelle località coinvolte, ma anche i rifugi alpini e tutta la filiera del turismo montano, la cui tenuta è una risorsa fondamentale per l’intera economia dei territori. Questo modo di agire ha creato un danno gravissimo agli operatori, che poteva essere evitato, e che andrà urgentemente compensato al di là dei ristori”.

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