In Marocco ancora frontiere chiuse, turismo al collasso nel silenzio del governo

Frontiere chiuse e turismo in ginocchio in Marocco dove sono a rischio oltre 500 mila posti di lavoro e più di 3 mila hotel rischiano di non aprire il primo di luglio, data prevista per il ritorno all’attività prima della fine del lockdown fissata al 10 luglio. A questi numeri si devono sommare quelli di 500 ristoranti turistici, 1450 agenzie di viaggio e 3mila tra società di trasporti turistici e locatari d’auto, tutti minacciati dalla crisi che il coronavirus ha fatto ricadere sul settore. Un peso economico stimato in 34 miliardi di dirham marocchini (pari a quasi 4 milioni), di cui la metà circa per il settore alberghiero.

Le frontiere sono chiuse da più di 100 giorni: il Marocco vieta i passaggi turistici sul suo territorio ormai dal 17 marzo. Il governo tace. Sui quotidiani è gara a indovinare la data di un possibile ritorno alla normalità: c’è chi scommette su settembre, chi addirittura sul 2021. Un braccio di ferro tra lavoratori del turismo ed esecutivo, in corso da due mesi, non ha sortito fino al momento gli effetti desiderati, quelli cioè di un aiuto economico, sostenuto dalle principali sigle sindacali, per coprire un terzo dei salari per almeno un anno e l’esonero di tasse e imposte per la medesima durata.

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