lunedì, 30 Novembre 2020

Aea, sulla sicurezza intervengano i Governi

Appesantite dalle spese assicurative, le compagnie chiedono aiuti stile Usa sul versante sicurezza

I governi dei singoli stati europei dovrebbero intervenire per aiutare le compagnie aeree ad
aumentare i sistemi di sicurezza. Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Associazione delle compagnie aeree europee, Ulrich Schulte-Strathaus, incontrando la stampa italiana. ”Negli Stati Uniti il governo ha stanziato dei fondi per aumentare la sicurezza nel trasporto aereo – ha detto il
segretario generale dell’Aea – noi vorremmo che questo accadesse anche in Europa. Vorremmo che i singoli governi intervenissero, anche attraverso stanziamenti, per aumentare la sicurezza aerea”. Le parole di Schulte-Strathaus fanno particolare riferimento all’eventualità di una nuova crisi internazionale dovuta allo scoppio della guerra in Iraq. Una delle misure di sicurezza che le compagnie aeree europee dovranno adottare a partire dall’aprile 2003 è quella di equipaggiare gli aeromobili con una porta blindata che isoli così la cabina di pilotaggio. A partire dal prossimo aprile, quindi, le compagnie Ue in volo da e verso gli Stati Uniti dovranno adottare questo sistema, che diventerà obbligatorio per tutti i voli a partire da novembre 2003. Ogni società per l’acquisto di porte blindate per i propri aerei dovrà stanziare circa cinque milioni di euro ai quali si aggiungono i costi del trasporto e dell’istallazione, che a sua volta comporta il fermo dell’aereo per un determinato periodo. ”Noi chiediamo che i singoli governi contribuiscano alle spese a cui dovranno far fronte le compagnie per aumentare la sicurezza, che in ogni caso dovrà basarsi sul controllo a terra e non solo ed esclusivamente sui sistemi in volo”. ”Credo che le compagnie aeree europee siano perfettamente in grado di reagire allo scoppio di un’eventuale crisi – ha aggiunto il segretario generale dell’Aea – grazie ad una maggiore flessibilità. Al momento noi abbiamo delineato tre
possibili scenari nel caso in cui scoppi una nuova guerra in Iraq: abbiamo valutato l’ipotesi di una guerra lampo, che avrà conseguenze operative e commerciali; l’eventualità di una guerra lunga, che invece avrà implicazioni soprattutto commerciali; e infine l’ipotesi di contrattacchi terroristici, che avrebbero invece pesanti conseguenze finanziarie”. Schulte-Strathaus si è dichiarato ottimista su come le aziende potranno reagire alla guerra poiché ”ora sono preparate, non si verificherà una situazione analoga a quella dell’11 settembre. Quello che però chiediamo a Bruxelles è di monitorare le decisioni che prenderanno i singoli governi rispetto alle compagnie aeree in caso di guerra. Nel 1981, data della prima guerra Iraq, alcuni esecutivi europei hanno deciso di intervenire a sostegno della propria industria aeronautica ed altri no: noi vogliamo invece che i singoli esecutivi assumano decisioni omogenee così da evitare una diretta concorrenza fra le singole compagnie europee”. L’ultima richiesta che il segretario generale dell’Aea avanza a Bruxelles è quella, sempre nel caso in cui scoppi una guerra in Iraq, di rivedere alcune regole, come ad esempio quella sull’uso degli slot in base alla quale attualmente se una compagnia non usa uno slot per una stagione Iata (sei mesi) lo perde per la stagione successiva. ”Bruxelles deve rivedere alcune regole del trasporto aereo per far sì che le compagnie europee affrontino l’incertezza derivante dall’apertura di un nuovo fronte militare in modo adeguato. Solo con una maggiore flessibilità le società potranno fronteggiare la crisi, che potrà essere affrontata riorganizzando i servizi senza creare
troppi problemi all’utenza e senza esporre al pericolo troppi aerei. E’ essenziale, in caso di guerra, che le compagnie mantengano la propria presenza sul mercato ed in questo contesto si inserisce perfettamente un maggiore dialogo fra i diversi carrier per accordarsi sul adjusting capacity”.

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