giovedì, 5 Agosto 2021

Aica, ultimo trimestre in flessione

Iorio, non può bastare la riforma dell’Enit a rilanciare il settore

Un dicembre ancora negativo, come lo erano stati ottobre e novembre, ha praticamente eroso, a consuntivo 2004, i timidi progressi registrati fino a settembre scorso. Ad osservarlo e’ Renzo Iorio, presidente di Aica, associazione italiana catene alberghiere (Aica). Il mercato alberghiero, come rilevato dai dati dell’ Osservatorio Aica Confindustria, chiude in flessione l’ultimo trimestre dell’anno: ”un segnale molto preoccupante – dice Iorio – che testimonia un ridotto clima di fiducia delle imprese e una scarsa disponibilita’ e propensione alla spesa da parte delle famiglie, oltre ad una debole capacita’ di attrazione del nostro paese sulla clientela turistica internazionale”. Il 2004 porta comunque a consuntivo per le catene alberghiere di Aica Confindustria una lieve progressione complessiva: il tasso di occupazione medio annuo delle camere sale dal 60,4% del 2003 al 61,5% con una crescita dei ricavi medi di poco superiore al 2%. Dati ancora estremamente lontani da quelli ‘ante-crisi’ del 2000 (-9% nei volumi e -1% nei prezzi), affermano gli operatori del settore, ma che almeno indicano una modesta inversione di tendenza rispetto agli ultimi 2 anni. L’ultimo trimestre, al contrario, ripropone, nonostante gli sforzi compiuti dalle catene a livello internazionale per promuovere le destinazioni italiane, la gravita’ di un quadro che Iorio definisce ”lacunoso e penalizzante sotto il profilo normativo, fiscale, di promozione e di coordinamento, che chi ha responsabilita’ di governo, centrale e regionale, non puo’ continuare ad ignorare. E’ miope per un Paese, rispetto ad un comparto chiave per l’economia come il turismo, operare senza una politica turistica nazionale, come continua a fare l’Italia. Noi ribadiamo che l’Irap, in Finanziaria, e’ stata un’occasione
persa; basti pensare che nel 2003 questa imposta ha pesato, con le sue storture, per ben il 98% del reddito ante imposte delle nostre aziende”. Infine, per Iorio, ”non ci si puo’ illudere, a nostro avviso, che una semplice riforma dell’Enit, l’Ente nazionale del turismo italiano, ridia di per se’ competitivita’ al turismo italiano: un nuovo slancio puo’ arrivare solo se il Paese si dotera’ di un vero centro politico nazionale in grado di incidere non solo sulla promozione e sul suo coordinamento, ma anche sui nodi normativi e fiscali, sulla destinazione delle risorse e sulla difesa del territorio”.

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