lunedì, 8 Marzo 2021

Alitalia, con l’ok all’aumento di capitale parte il rilancio

Grazie a contenimento costi e razionalizzazione risorse ancora intatto il prestito ponte

Alitalia va avanti a passi decisi sul percorso del risanamento. Ieri il Cda ha dato il via libera all’aumento di capitale fino a 1,2 miliardi di euro mentre aspetta per gennaio il verdetto della Ue sul piano industriale 2005-2008. Piano che sta gia’ dando i primi risultati, grazie al contenimento dei costi e alla razionalizzazione delle risorse avviati dal presidente e amministratore delegato Giancarlo Cimoli. Misure che hanno consentito di non attingere ancora al prestito ponte da 400 milioni di euro, garantito dallo Stato. Utilizzazione che, ha pero’ ricordato Cimoli rispondendo all’assemblea degli azionisti, ”avviene gradualmente entro i termini previsti dalla normativa comunitaria”. Resta
fondamentale che il prestito, ha osservato il numero uno di Alitalia, ”ha consentito di garantire, almeno nel breve termine, la continuita’ aziendale”. Il prestito e’ stato stipulato l’11 ottobre scorso con Dresdner Kleinwort Wasserstein sulla base di una linea di credito che dovra’ essere rimborsata
entro un massimo 12 mesi dall’ultimo utilizzo. Dopo aver dato a Bruxelles le informazioni richieste sull’operazione di riassetto societario e sul piano industriale, la risposta attesa dalla Commissione dovrebbe arrivare ”in
tempo utile – ha detto Cimoli – per assicurare sia l’attuazione dell’operazione Az Servizi-Fintecna, sia il futuro aumento di capitale, sia la privatizzazione di Az-Fly”. La Commissione dovrebbe essere quindi in grado di verificare ”che
il risanamento e il rilancio di Alitalia non comportino nessun elemento di aiuto di Stato e che la partecipazione dello Stato scenda sotto il 50% entro luglio 2005” dall’attuale 62,3%. Il governo, ha aggiunto Cimoli, ”si e’ impegnato a rendere minoritario il capitale in massimo dodici mesi dalla concessione della garanzia” al prestito ponte ”entro ottobre 2005”. Operazione, che consentira’ la privatizzazione e che potra’ avvenire ”sia in occasione dell’aumento di capitale sia con la cessione a terzi di azioni della compagnia”.
Per Az Servizi spa, costituita il 10 novembre scorso e focalizzata sull’attivita’ di servizi strumentali e di supporto al trasporto aereo, ha ricordato Cimoli, si sta finalizzando il negoziato per l’ingresso nel capitale di Fintecna sulla base di una seconda lettera di intenti che ”evidenzia la condivisione del business plan di Az Servizi, dei valori di base ai quali
l’operazione potra’ essere realizzata e le modalita’ dell’ingresso nel capitale”. Passo successivo, ha ricordato ancora Cimoli, sara’ l’aumento
di capitale. L’assemblea ha dato al consiglio d’amministrazione ”la facolta’ – da esercitarsi entro il 31 luglio 2005 – di aumentare, in una o piu’ volte, il capitale sociale a pagamento ed in via scindibile di un importo fino ad un massimo (comprensivo anche dell’eventuale sovrapprezzo) di 1,2 miliardi di euro mediante emissione di azioni ordinarie di nuova emissione, anche a servizio di warrant che siano eventualmente abbinati alle emittende azioni, da offrire in opzione agli aventi diritto”. Questa facolta’ sara’ esercitata dal board ”previa eventuale riduzione del capitale sociale a copertura delle perdite
consuntivate”. La stretta ai costi impartita da Cimoli ha dunque consentito
ad Alitalia di mettere gia’ a frutto una parte dei risparmi stimati nel business plan in 750 milioni di euro entro il 2006. Solo per fare un esempio, Cimoli ha sottolineato che aver migliorato l’uso degli aeromobili ha permesso di avere
”l’equivalente di 5 aerei in piu’ grazie al fatto che gli aeromobili volano di piu”’. Ma l’operazione di risanamento richiede tempo, ha avvertito il presidente e Ad della compagnia, soprattutto considerando ”che la nostra e’ un azienda di 22 mila persone”. Un rischio per Alitalia e per i suoi passeggeri arriva pero’ dal prezzo del greggio. Se dovesse avere impennate nel 2005 imporrerrebe l’aumento della ‘fuel surcharge’ sul prezzo dei biglietti. ”Secondo lo scenario macroeconomico postulato nel piano industriale – ha spiegato Cimoli – l’azienda ha fatto una ipotesi per il 2005 del prezzo del petrolio a 35 dollari al barile e per gli anni dal 2006 al 2008 a 30 dollari al barile”.

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