domenica, 27 Settembre 2020

Alitalia, i Sindacati vogliono un polo italiano

Ribadito il “no” all’allenaza con Air France e KLM

No all’ingresso nell’ alleanza Air France-Klm in cui Alitalia arriva ”in piena subalternità pietendo l’ ammissione”. Sì a una holding di ”orgoglio nazionale” che raggruppi tutte le compagnie italiane e costituisca lo zoccolo forte di un sistema industriale strategico da salvaguardare. Anche attraverso investitori istituzionali, con l’apporto del governo sotto forma di progetto strategico. E’ la proposta che arriva dalle nove sigle sindacali del trasporto aereo le quali, all’indomani del varo da parte del consiglio dei ministri del decreto a favore di Alitalia ai privati, annunciano la data delle prossime 4 ore di sciopero: il
28 novembre, dalle 12 alle 16, incroceranno le braccia i
dipendenti di Alitalia. Il piano industriale è ”irricevibile” e deve essere modificato, affermano i sindacati. ”Non ci basta la convocazione di giovedì del viceministro Mario Tassone, la partita in gioco riguarda tutto il settore e ha una posta molto alta” sottolinea Guido Moretti segretario nazionale Uiltrasporti. La prossima azione di lotta, se non arriveranno risposte sufficienti, coinvolgerà questa volta tutti i lavoratori del settore, avvertono Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl, Anpac, Anpav, Atv, Avia, Sult, Up. Positivo intanto il giudizio sul Dpcm, nel quale ”il governo ha accolto la nostra richiesta di mantenere una quota strategica in mano al Tesoro, alla stregua degli altri paesi” dice Moretti. Quello che non va giù invece è la strada obbligata dritta verso l’alleanza franco-olandese, senza esplorare alternative. ”Fermiamo – è quindi l’appello dei sindacati al governo – la colonizzazione dei francesi avvenuta già nell’alimentare e nella siderurgia. Non permettiamo che un’altra industria strategica diventi terra di conquista per Parigi”. Di qui l’idea di dare vita a un polo intorno al quale aggregare i vettori nazionali per fare massa critica, coinvolgendo banche e investitori istituzionali, anche trasformando in azioni i debiti che molte compagnie hanno verso gli istituti di credito. A sostenere tale holding, che potrà negoziare l’ingresso nella fusione Air France-Klm a condizioni di maggior forza, un progetto industriale del governo. Una proposta intorno alla quale i sindacati stanno raccogliendo adesioni. La compagnia di bandiera ha meno del 50% del mercato domestico, un forte polo di vettori coprendo una fetta di oltre l’85%, impedirebbe l’ingresso degli stranieri. Nessun complesso
di nazionalismo, è quello che fanno gli altri paesi” osserva Claudio Genovesi (Fit Cisl). ”Stiamo assistendo a una cannibalizzazione dei vettori nazionali tra loro. E non è vero che la situazione di Alitalia è quella più grave, ma solo quella più pubblicizzata. Altre compagnie stanno anche peggio”. Negli altri paesi i vettori non perdono quote di mercato interno. In Italia, il piano Alitalia segnala una penetrazione del 16,7% delle low cost nel mercato interno, la più alta di tutta Europa. ”Dopo che abbiamo visto fallire miseramente ciò che era scritto nel piano industriale precedente, nessuno crede alla riuscite del piano attuale” dice Roberto Scotti (Filt Cgil). Non solo un calo della produzione del 20%, ma rispetto agli altri vettori Alitalia presenta costi triplicati nelle vendite (15% a fronte del 5% di Lufthansa), del 40% di spese per il carburante, mentre alla voce costo del lavoro mostra valori più bassi: 23% sul fatturato rispetto al 30% di Klm e del 27% di AF. A fronte di una situazione sull’orlo del baratro ”in Italia abbiamo l’Antitrust più vigile di tutta Europa – aggiunge Genovesi – che boccia salutari accorpamenti tra i vettori che invece andrebbero favoriti, come accade in altri paesi. Chiederemo al governo di avere un chiarimento con l’autorità Antitrust”. I sindacati riconoscono che, ”rispetto a un anno e mezzo fa, data dell’accordo a Palazzo Chigi, fa lo scenario è diverso e più difficile, il problema di Alitalia va affrontato in un’ottica complessiva delle difficoltà in cui versa l’intera settore” sottolinea Moretti, ribadendo un netto ‘no’ al piano industriale nel metodo (non c’è stato il coinvolgimento dei sindacati), e della sostanza, ”con l’ossessione ormai costante della riduzione dei costi senza cercare di far crescere i ricavi. Non vediamo – dice il segretario nazionale Uilt – prospettive di sviluppo per Alitalia, se non l’allargarsi del perimetro dei tagli al costo del lavoro. Il piano va dunque completamente riscritto e nei suoi assunti principali”.

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