venerdì, 16 Aprile 2021

Alitalia, il Governo vuole procedere “lentamente” con il Piano

Avanti con gli esuberi, ma in numero ridotto e la possibilità di reintegro

Due diversi incontri con il governo, prima con il sottosegretario Letta e poi con il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, per cercare di convincere il
governo a prendere una decisione per sbloccare lo stallo in cui si trova Alitalia. Con un primo risultato: l’esecutivo si
sarebbe finalmente convinto della necessità di prendere una
decisione e l’occasione potrebbe essere già quella del
consiglio dei ministri di oggi. ”La situazione è veramente
grave, bisogna decidere cosa fare” si sarebbe finalmente
sentito dire dalla Presidenza del Consiglio l’ad della
compagnia, Francesco Mengozzi, che oggi, insieme al direttore
generale, Marco Zanichelli, si è recato a Palazzo Chigi per il duplice incontro con i rappresentanti di governo. Resta l’attesa per conoscere cosa, in concreto, l’esecutivo avrà deciso di fare al termine di una giornata in cui c’è stato, ha detto il viceministro Tassone, ”un turbinio di incontri” e in cui si sono ”tutti mossi” . La previsione che circola negli ambienti informati del problema, tuttavia, non è
ottimista e la sensazione è che l’azienda potrebbe essere
lasciata da sola a sbrogliare con i sindacati l’impasse in cui si è infilata scegliendo un piano industriale da ”lacrime e sangue”. Se questa impressione fosse confermata il consiglio dei ministri di domani potrebbe solo essere l’occasione per decidere collegialmente che questa sarà la strada da seguire e che Alitalia dovrà trattare con il sindacato un accordo che preveda una parziale riduzione dei sacrifici da mettere in capo ai dipendenti. Si tratterebbe, in sostanza, di un primo via libera del governo a procedere ”lentamente con il piano industriale”: la compagnia dovrebbe quindi iniziare a spedire le prime lettere di
comunicazione degli esuberi impegnandosi però con il sindacato ad una riassunzione dei dipendenti allontanati non appena la situazione della compagnia darà segni di miglioramento. Per procedere con gli esuberi, tuttavia, Alitalia avrebbe ricevuto l’assicurazione di poter contare su ammortizzatori sociali, a partire dalla cassa integrazione. In cambio di questo sacrificio, la compagnia si dovrebbe impegnare con il sindacato a non procedere con le esternalizzazioni, che pesavano su circa 1.200 dipendenti. La quota di esuberi veri e propri, invece, era stata inizialmente indicata dal piano in poco meno di 1.500 dipendenti. A fronte del sacrifico dei lavoratori, però, la compagnia dovrà comunicare l’intenzione di avviare un ”drastico taglio dei costi” diversi da quelli del lavoro, a partire dalle consulenze che nell’ultimo anno sarebbero lievitate, superando i 23 milioni di euro nel 2003 contro i 14 milioni del 2002. Il quasi raddoppio di questi costi sarebbe stato innescato dalle cause legali legate al contenzioso con Klm ma anche alla decisione del top management di avvalersi dei consigli dei consulenti statunitensi della società di Greg Brennemann. Tornando alle ragioni che avrebbero convinto il governo a decidere di sbloccare la vertenza ci sarebbe la valutazione di una situazione ormai ”ingestibile” sia dal punto di vista
politico, sia della tenuta economica della compagnia. I dati di gennaio, infatti, sono stati pessimi e la conflittualità
nell’azienda ha di certo giocato un ruolo determinante nel
peggioramento del fatturato, sceso del 20%. Gli aerei, quando
non sono bloccati da uno sciopero, partono semi vuoti: secondo alcune stime dei sindacati, infatti, il coefficiente di riempimento avrebbe raggiunto livelli drastici, con punte
negative a quota 50%.

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