martedì, 27 Luglio 2021

Alitalia, le parti tornano a Palazzo Chigi

Resta il nodo degli ammortizzatori sociali e dei requisiti di sistema

Ultime schermaglie in vista dell’accordo finale tra Alitalia, sindacati e governo. Oggi le parti sociali tornano infatti a sedersi attorno ad un tavolo
a Palazzo Chigi: è la quarta volta dopo l’apertura della vertenza lo scorso anno, dopo il blocco degli esuberi a Natale e dopo l’intesa di maggio, ma potrebbe non essere questa la tornata conclusiva. Nonostante il lavoro di diplomazia che da alcuni giorni si sta muovendo intorno al dossier Alitalia, restano infatti molti punti da chiarire prima della firma delle parti. Innanzitutto, c’è il problema degli ammortizzatori sociali: se tutto filerà liscio il decreto sugli ammortizzatori dovrebbe andare in consiglio dei ministri solo mercoledì e cioè il giorno dopo il tavolo di domani. Nonostante siano mesi che si discute di questo provvedimento, inoltre, in ambienti vicini al dossier non si sa ancora se si tratterà di un provvedimento per tutto il settore, se includerà cioè anche gli aeroporti o se riguarderà solamente le compagnie aeree. Non solo: dubbi sul provvedimento che dovrà essere varato arrivano anche dal sindacato. ”Una semplice estensione degli ammortizzatori sociali non sarebbe una soluzione adeguata ad Alitalia perché questi strumenti sono pensati per le industrie e non per un settore particolare come quello del trasporto aereo” avverte il segretario generale della Filt Cgil, Fabrizio Solari. Per il
sindacalista, infatti, per i dipendenti di Alitalia dovrebbe essere trovata una ”soluzione diversa, simile a quella trovata per bancari” quando nel ’97, per affrontare la ristrutturazione del settore venne creato un fondo nazionale, finanziato da aziende e dipendenti, da utilizzare per il sostegno al reddito
dei lavoratori in eccedenza, la formazione professionale e la ricollocazione del personale. Per mettere la firma sotto l’accordo a tre, inoltre, manca ancora tutto il capitolo dei requisiti di sistema. L’ha ribadito lo stesso numero uno della compagnia Giancarlo Cimoli la scorsa settimana in occasione di una sua audizione in Parlamento: ”Per la realizzazione del piano sono necessari i seguenti requisiti”, ha detto Cimoli citando tra gli altri ”l’adozione
di misure di efficientamento del sistema del trasporto aereo in Italia”. Misure in questo senso potrebbero arrivare a breve, nelle pieghe del provvedimento di riforma dell’aviazione civile, ma per ora non c’è nulla di fatto. Resta poi il problema del Sult: la diplomazia sindacale, aziendale e di governo sta infatti lavorando per convincere il sindacato a firmare l’accordo sottoscritto dalle altre 8 sigle sul riassetto societario, unico accordo non firmato dal Sult che
pure ha messo dato il proprio ok ai difficili rinnovi contrattuali del settore. ”In questi giorni i lavoratori stanno dimostrando un estremo disagio per quanto concordato e per le soluzioni prospettate e soltanto il loro senso di
responsabilità sta limitando una protesta che potrebbe assumere forme ed intensità del tutto diverse dalle attuali”, ha avvertito l’organizzazione che ha anche tenuto due assemblee a Fiumicino. ”Nel caso non si raggiungesse un
adeguato punto di equilibrio nella soluzione dell’attuale vertenza, il Sult non avrebbe alcun dubbio nel percorso da intraprendere ed indicherebbe ai lavoratori la strada del dissenso attraverso il previsto referendum” aggiunge ancora
l’organizzazione. Intanto, a proposito di dissenso, ieri è stata la giornata
della mobilitazione delle donne di Alitalia: alcune dipendenti del gruppo, lavoratrici di terra e di volo, si sono date appuntamento a Fiumicino dove, vestite in lutto, hanno distribuito volantini per ”dimostrare con forza e senza
violenza la nostra volontà di salvare il gruppo Alitalia e di permetterne un vero rilancio”. Chi con passeggini e figli al seguito ed il bavaglio alla bocca, ”perchè – hanno spiegato – stiamo assistendo ad un funerale e quindi non rilasciamo interviste”, chi, invece, in completo bianco per ‘vestire’ il
lutto alla maniera orientale, le lavoratrici hanno distribuito volantini davanti ai banchi accettazione dei voli nazionali tra la sorpresa e la curiosità dei viaggiatori. A dar loro manforte, anche un paio di hostess in pensione. ”Noi lavoratori rappresentiamo l’unico vero valore che rimane delle macerie di questa azienda, ma non possiamo accettare di’ essere gli unici a pagare gli enormi danni prodotti da altri negli ultimi dieci anni. Difenderemo il nostro lavoro e la nostra azienda” era scritto nella lettera distribuita ai passeggeri dell’aeroporto a cui era indirizzato anche un invito che è sembrato più un
appello: ”Volate Alitalia”.

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