mercoledì, 19 Giugno 2024

Alitalia: Sindacati, lettera al Governo per nuovo piano industriale

Registrato in nove mesi un calo superiore al 26% di offerto e trasportato

Tra gennaio e settembre di quest’anno Alitalia avrebbe registrato un calo dell’offerto e del trasportato rispettivamente del 26,1% e del 26,8%, cifre “da due a oltre tre volte maggiori” di quelle del resto del mercato. Lo affermano le organizzazioni sindacali in una lettera inviata alla presidenza del Consiglio, ai ministri Marzano, Maroni, Lunardi, Buttiglione e Matteoli, al direttore generale del Tesoro Siniscalco e all’a.d. della compagnia Mengozzi, in cui si denuncia un’assenza di strategia di sviluppo e si sottolinea l’urgenza “ineludibile” di avviare le linee per il nuovo piano industriale successivo al 2003, e per il futuro di Malpensa. La lettera è firmata da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil-Trasporti, Ugl Trasporti, Anpac, Up, Atv e Anpav. Secondo i dati forniti dall’AEA, scrivono i sindacati, nel periodo gennaio-settembre di quest’anno, il mercato del trasporto aereo, nel segmento internazionale e intercontinentale, ha subito una flessione dell’offerto e del trasportato rispettivamente del -12,9% e del -10,2,% rispetto allo stesso periodo del 2001 ( -8,9 e -6,4 se si considerano entrambi gli anni al netto di Sabena e Swissair che nel frattempo hanno cessato la loro attività). “A fronte di questo andamento del mercato Alitalia ha registrato un calo del 26,1% dell’offerto e del 26,8% del trasportato, subendo una contrazione da due a oltre tre volte (a seconda del dato di partenza che si intende assumere) di quanto si è ridotto il mercato” dicono le organizzazioni che sottolineando anche che “tutti gli altri principali vettori europei si collocano invece sotto la media AEA. Air France – aggiungono – fa segnare addirittura una leggera crescita rispetto agli andamenti del 2001, Iberia e Lufthansa si collocano rispettivamente ad un trasportato pari a -0,4% e -1,5%. Anche British, pur scontando un forte insediamento nel segmento Nord America che più di altri sta pagando la crisi seguita all’attentato dell’11 settembre, riesce a far meglio di Alitalia con un calo del trasportato che si ferma al -7,6%”. E, non è diversa – dicono – la situazione nel mercato domestico, dove ad un andamento praticamente costante della domanda, “Alitalia ha diminuito l’offerta del 7,5% registrando una caduta del trasportato del -14,3%, con un evidente calo del coefficiente di riempimento (load factor)”. Il miglioramento relativo dei conti dell’azienda, concludono quindi le 8 sigle sindacali, “non è quindi figlio di una buona capacità di reazione all’andamento del mercato, per altro non ancora assestato, ma semmai del fatto che alla significativa riduzione dei ricavi (-13%) conseguente al calo di attività si è contrapposta una riduzione dei costi più che proporzionale (-14,9), oltre che di alcune operazioni finanziarie
straordinarie” La riduzione dei costi, affermano ancora le organizzazioni nella lettera, appare tutt’altro che strutturale, basti pensare al contratto di solidarietà che interessa attualmente i dipendenti della società o alla sterilizzazione dei rinnovi Contrattuali. “In entrambi i casi si tratta di provvedimenti che, per loro natura, sono a termine” dicono. Sostenendo che “il costo del lavoro Alitalia è già oggi più basso rispetto a quello dei maggiori competitori europei” le otto sigle sindacali ricordano inoltre “l’ingente impegno finanziario del Tesoro correlato all’aumento di capitale”. Quest’operazione, dicono, “deve poter produrre una prospettiva che non può fermarsi ad un mero miglioramento contabile”. “Riteniamo quindi ineludibile ed urgentissimo affrontare la definizione delle linee guida e delle strategie del piano successivo al 2003” concludono quindi le organizzazioni che suggeriscono di collocare in questo contesto “al di là delle polemiche episodiche, la prospettiva per l’aeroporto della Malpensa”. “Assecondare senza intervenire l’attuale situazione significherebbe andare incontro all’enorme rischio di vedere la presenza italiana nel trasporto aereo marginalizzata a livello internazionale così come è avvenuto e sta accadendo per altri settori strategici dell’industria nazionale” avvertono le organizzazioni ribadendo inoltre “la ferma volontà di contribuire al rilancio e sviluppo della società. In assenza di un avvio rapido di un nuovo percorso virtuoso, “non resterà -termina la lettera – che mettere in campo tutta la nostra determinazione per tutelare al meglio gli interessi dei lavoratori e, noi crediamo, del paese intero”.

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