giovedì, 21 Gennaio 2021

Boom di presenze sulle Alpi

Calano invece i consumi e le settimane bianche

Grazie alle abbondanti nevicate di fine novembre e inizio dicembre, dalla valle d’ Aosta al Friuli
gli operatori turistici prevedono che la stagione invernale 2002-2003 si stia assestando su livelli migliori di quella passata, anche se si preannunciano consumi inferiori e settimane bianche in calo. E intanto i turisti denunciano rincari. E’ quanto emerge da una ricerca dell’Osservatorio della
montagna italiana, condotta da Trademark Italia di Rimini, Sociometrica di Roma e Input di Trento, che ha coinvolto un campione di 372 turisti con almeno cinque anni di esperienza di almeno cinque anni di vacanza sulla neve, e 151 operatori dell’arco alpino (albergatori, agenzie e tour operator).
La miglior performance è prevista per Cortina d’Ampezzo, con un aumento del 2,5% rispetto all’inverno 2001-2002, seguita da Pinzolo e Madonna di Campiglio con un più 1,7%, dalla valle di
Fassa (1,5%) e dal comprensorio Alleghe-Civetta (1,4% ). Gli unici dati negativi arrivano dalla Val Gardena, Bormio e dall’Aprica, con cali quantificabili attorno all’1-1,5%. Dall’analisi dell’andamento nelle varie regioni alpine, il Trentino è l’area nelle quale si profila uno dei migliori risultati di questo inverno. Per il periodo di Natale e Capodanno si preannuncia quasi ovunque il tutto esaurito. Anche per i mesi di gennaio e febbraio le previsioni sono buone soprattutto nelle zone ”forti” e turisticamente più qualificate come Pinzolo, Madonna di Campiglio, la Val di Fassa, San Martino di Castrozza e Andalo. In queste località sei albergatori su dieci prevedono già ora prenotazioni leggermente superiori alla passata stagione. Un po più faticosa la tenuta in altri comprensori come la val di Fiemme, la val di Sole ed il monte Bondone, dove i nuovi investimenti non sembrano attrarre più di tanto il mercato. L’ Osservatorio prevede in generale un buon afflusso di italiani con una clientela attenta al risparmio ed una possibile flessione di stranieri, soprattutto tedeschi. In lieve ma costante aumento la domanda proveniente dai paesi dell’ Europa centro-orientale (Polonia, Repubblica Ceka e Russia). A livello generale, rileva l’Osservatorio, non mancano però motivi di preoccupazione: persiste – a detta degli operatori – la contrazione dei consumi, che porta a privilegiare soprattutto week-end lunghi a scapito delle tradizionali settimane bianche (ad oggi solo il 40% delle prenotazioni è di una settimana). Ma soprattutto – lamentano gli albergatori – questa tendenza al risparmio porta ad estenuanti trattative sul prezzo, specialmente da parte di gruppi e comitive. Non accenna a riprendere nemmeno la voglia di sport invernali. Mediamente in quasi tutte le località dell’arco alpino solo cinque turisti su dieci sciano regolarmente sfruttando fino in fondo lo ski pass (e tra questi il primato tocca ai polacchi e ai cechi). In leggero aumento gli snowboarder, peraltro sempre malamente sopportati dagli sciatori tradizionali. Mancano – ed è questa la vera novità di quest’inverno – i turisti tedeschi alle prese con problemi economici ed interni che li costringeranno a restare a casa. Si ipotizza per loro un calo del 4%, dato
preoccupa soprattutto l’ Alto Adige. I turisti interpellati denunciano rincari eccessivi sia nel settore alberghiero che nel settore impiantistico (ski pass). Nella maggior parte delle località alpine gli aumenti risultano di poco superiori al tasso d’ inflazione con crescite che vanno dal 3,4 al 5%. Per gli ski pass, sia giornalieri che settimanali, il ricarico medio di questo inverno è attorno al 3,5% in alta stagione e al 4,8% in bassa stagione. Si tratta di aumenti superiori alla media europea.

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