lunedì, 21 Giugno 2021

Camera di commercio di Palermo, allarme delle pmi

Con il Trattato di Basilea II ottenere il credito sarà più difficile

L’allarme delle imprese, le speranze del sistema bancario, l’assunzione di responsabilità richiesta alle istituzioni. L’introduzione di nuovi requisiti patrimoniali delle banche dei Paesi del G10, previsti nel cosiddetto Accordo di Basilea II che diventerà operativo nel 2006, solleva le perplessità delle piccole e medie imprese palermitane. Le aziende con patrimoni di dimensioni minori temono che l’introduzione di nuove regole internazionali comuni nel sistema bancario crei maggiori difficoltà nell’accesso al credito e chiedono alle banche di adeguare i sistemi di valutazione dei rischi alle caratteristiche delle imprese siciliane. “I tempi che le banche utilizzano per esaminare le pratiche presentate dai consorzi fidi – afferma Roberto Helg, presidente di Confcommercio Palermo – sono impossibili per le piccole e medie imprese. Fin quando occorreranno sette o otto mesi per valutare una richiesta di credito, le imprese saranno spinte sempre di più a ricorrere agli usurai. E’ vero che le nostre aziende sono sottocapitalizzate e i bilanci a volte poco trasparenti, ma è vero anche che il sistema bancario non si è organizzato per venire incontro alle imprese”. L’allarme delle associazioni delle imprese è stato lanciato durante un convegno su “Il trattato di Basilea II: rischi e opportunità per le imprese e le banche”, organizzato dalla Camera di Commercio di Palermo, in collaborazione con l’Unioncamere nazionale. Con l’introduzione dei nuovi meccanismi di controllo e di gestione interni delle banche, con lo strumento del “rating” per valutare il rischio di credito, il comparto bancario dovrebbe diventare più efficiente, solido, sicuro. La preoccupazione che le banche sarebbero indotte a ridurre il credito destinato alle piccole e medie imprese e ad aumentare al contempo i tassi di interesse “è comprensibile – sottolinea Giovanni Cristofalo del Banco di Sicilia -, ma con un impegno da entrambe le parti, banche e imprese, e con la collaborazione dei consorzi fidi, la valutazione oggettiva della qualità dell’impresa può essere invece l’occasione per un grande salto di qualità”. Le ripercussioni sul mercato imprenditoriale ci saranno. “Ma, a prescindere dalle scelte che ciascuna banca adotterà – spiega il presidente della Camera di Commercio di Palermo, Vincenzo Chiriaco, il sistema delle imprese non potrà fondare la richiesta di risorse finanziarie basandosi sul solo rapporto confidenziale con il direttore dell’istituto o con il mero scopo di coprire la gestione del corrente. Non sarà necessaria solo una maggiore programmazione degli investimenti, ma ci si dovrà adeguare a fornire flussi di informazioni sugli elementi qualitativi, sui quali si possa fondare un giudizio di merito da parte dell’istituto di credito. Ciò avrà ripercussioni sulla vita dell’impresa, sull’accesso al credito, soprattutto sulle aziende con patrimoni di dimensioni minori spesso non in grado di programmare a medio termine la propria attività”. E il presidente di Assindustria Palermo, Giuseppe Costanzo, aggiunge: “Se non avverrà una fortissima saldatura fra banche, imprese e istituzioni, non supereremo questo momento difficile per l’economia regionale. Ora che l’Europa si sta predisponendo per allargarsi ad est, dobbiamo essere in grado di diventare competitivi nel bacino del Mediterraneo e per ora non c’è una strategia organica da parte delle banche in favore delle imprese”. Di grande opportunità per lo sviluppo del sistema imprenditoriale hanno parlato Duccio Galletti per la Bancan Akros, Sandro Bicocchi della Compagnia delle Opere, Paolo Marullo per Bankitalia, Bruno De Gasperis per l’Associazione Bancaria Italiana e Marco Foroni per Fedart Fidi. A chiudere i lavori del convegno il segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli: “Sfruttiamo la grande opportunità che Basilea II potrà significare per le aziende”.

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