lunedì, 30 Novembre 2020

Censis, bisogna investire sul waterfront

Per ogni Euro speso nei porti se producono altri 2,80

Investire nel waterfront, il fronte del mare, crea sviluppo. Ogni euro investito in iniziative e interventi portuali produce un incremento di produzione di 2,80 euro (0,90 diretto e 1,90 indiretto). Lo rivela uno studio del Censis presentato al convegno internazionale ‘Citta’ dell’Acqua – Il modello Brindisi’ in corso nel capoluogo messapico. Secondo la ricerca presentata da Dania De Ascentiis, tra i relatori del convegno, solo pensando ai posti barca (140 mila esistenti contro una domanda potenziale di 420 mila) si capisce che la domanda e’ insoddisfatta e che bisogna continuare ad investire sullo sviluppo dei porti e sul riavvicinamento delle citta’ al mare. Durante l’incontro sono stati forniti alcuni dati relativi al traffico dei croceristi che in Italia sono passati dai 4 milioni del 2003 ai 4,7 milioni stimati per il 2005, con un incremento del 17,5%. Il boom delle crociere si e’ avuto a Savona, che rappresenta un vero e proprio caso da quando e’ stato realizzato il Palacrociere. Nella citta’ ligure si e’ passati dai 195 mila passeggeri del 2003 (anno in cui e’ stato costruito il terminal) ai 620 mila stimati per il 2005.
Il Censis ha anche stilato una classifica delle 19 citta’ dell’acqua, che vantano complessivamente 5 milioni di abitanti (8,8% della popolazione nazionale) con un Pil comunale di 105,3 miliardi di euro (9,1% del nazionale) e un Pil pro-capite di 20.900 euro (+2,4% su media). Nel ranking nazionale al primo posto c’e’ l’ ”aquila” Venezia con un Pil pro-capite di 30.700 euro, seguita a distanza dalle ”citta’ del benessere maturo”: Genova (24.700 euro),
Trieste (23.200), Ravenna (25.900), Livorno (23.600), La Spezia (26.200), Savona (26.600) e Civitavecchia (15.500). A distanza segue Ancona – definita dal Censis ”citta’ dello sviluppo” – che vanta il piu’ basso tasso di disoccupazione italiano e un Pil pro-capite di 30.100 euro; e, ancora, i ”poli della riscossa” Bari (23.300), Cagliari (26.400) e Salerno (24.400). Fanalino di coda sono le cosiddette citta’ ”arretrate”: Napoli (17.500 euro), Palermo (15.900), Catania (20.100), Taranto (18.700), Messina (15.100), Reggio Calabria (15.300) e
Brindisi (20.700) che hanno valori generali – e’ stato detto – ”al di sotto della media italiana e dove la disoccupazione e’ piu’ elevata”.

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