martedì, 20 Aprile 2021

Cit, il timone torna nelle mani dell’azionista

Cda ridotto (da 17 a 7) al nucleo storico

Cambia, a sorpresa, il quadro di riferimento della Cit, la Compagnia italiana turismo, quotata sul segmento Expandi di Piazza Affari e impegnata in un’opera di risanamento e ristrutturazione del gruppo: l’assemblea dei soci rinnova il cda per il prossimo triennio senza confermare il presidente Ubaldo Livolsi, l’ex ad Fininvest, autore del piano industriale 2004-2008 approvato appena il 17 maggio, e discute una mozione che prevede tra l’altro un aumento di capitale.
Resta così nel board, i cui consiglieri sono ridotti da 17 a 7, il nucleo storico di soci e manager a partire da Gianvittorio Gandolfi (sostituito alla presidenza di Cit da Livolsi a marzo 2003), azionista di riferimento attraverso la 17 Holding con il 37,55% (cui si aggiunge un altro 2% detenuto da Electa), fino all’ex presidente Giuseppe Vimercati, ad Arcangelo Taddeo (presidente e ad di Progetto Italiano), a Pasquale Giacobbe (cui fa capo la gestione operativa del gruppo dopo le dimissioni dell’ad Giovanni Natali del 18 maggio scorso), a Gerolamo Bernareggi e agli indipendenti Guido Cefalù e Vincenzo Farina. In uscita, quindi, il consulente franco-tunisino Tarak Ben Ammar, i rappresentanti di Accor (partner industriale di Cit con il 10%) e quello di Banca Intesa, che detiene il 5,49%, mentre tra le altre partecipazioni rilevanti, Fintour riduce la propria quota dal 14,668% (secondo i dati Consob) al 10,7% e Abaxbank scende al 2,08 dal 3,86%. Le prime indicazioni sul nuovo corso della Cit si avranno dalla prima riunione del cda, che si terrà al più tardi lunedì 5 luglio per l’attribuzione delle deleghe operative, anche perché, secondo Gandolfi, ”c’è la
”necessità di apportare integrazioni al piano”. Intanto, ”in presenza di un coerente sviluppo del piano, è prevedibile – ha affermato Livolsi nel corso dell’assemblea – un risultato netto positivo a partire dal 2006”. Il business plan, pur non ponendosi come obiettivo immediato l’avvicinamento del pareggio operativo (Ebit) per il 2004, stima un risultato operativo positivo a partire dal 2005. Migliora l’indebitamento al 30 aprile, scendendo a 46,5 milioni di euro dai 62,9 milioni del 31 dicembre 2003; i debiti commerciali di gruppo si riducono di 22 milioni a quota 90. ”Nella seconda metà dell’anno – ha
aggiunto Livolsi – sono previste cessioni di asset non strategici con riflessi positivi sul risultato netto consolidato atteso comunque negativo”. La mozione illustrata in assemblea, che non pur non votata sarà presa in considerazione dal nuovo cda, oltre a prevedere l’acquisizione di una quota più rilevante di Progetto Italiano (partecipata da Cit al 19%, controllata al 76% dalla famiglia
Gandolfi di cui il 57% direttamente da Gianvittorio Gandolfi), presenta una proposta di aumento di capitale nel breve periodo per consentire l’immissione di liquidità necessaria al raggiungimento degli obiettivi della compagnia. A margine dell’assemblea, che ha approvato il bilancio 2003 (chiuso con una perdita di 11,6 milioni per la capogruppo e di 40 milioni a livello consolidato) e alcune modifiche statutarie, Gandolfi ha confermato i contatti di advisory con la Lazard (”non ho ricevuto proposte di acquisto”), aggiungendo che ”riguardano un progetto più generalizzato, un più ampio rapporto privato che la nostra famiglia e 17 Holding hanno con la banca d’affari”. Confermate anche le trattative in corso con Banca Intesa per un finanziamento e quelle di rinegoziazione delle linee di credito con Bnl, mentre la situazione con la Iata si sta normalizzando e in settimana Cit completerà gli adempimenti necessari per la riapertura della biglietteria aerea. Passa al 2005, secondo Gandolfi, il passaggio della società al listino principale di Piazza Affari.

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