giovedì, 22 Aprile 2021

Club Med cambia volto

Chiusi i villaggi “out”, punta ora su lusso conviviale e multiculturale

La madre di tutti i villaggi turistici cambia pelle. ”Nasce un nuovo Club Med”, dice il presidente del gruppo, Henri Giscard d’Estaing, figlio dell’ex
presidente della Repubblica francese. ”Puntiamo tutto sul lusso conviviale e multiculturale”, ha annunciato. Ma, in sostanza, cosa significa per un gruppo che l’anno scorso ha fatturato un miliardo e 600 milioni di euro con un centinaio di villaggi nel mondo? ”Vuol dire – risponde d’Estaing – che abbiamo capito la crisi definitiva del modello che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni di consumi”. E cosi’, secondo una ricerca sui consumi che cambiano affidata al ‘Future concept lab’, si confermerebbe che nel recente passato il concetto di felicita’ sarebbe stato tradotto in qualcosa che divide, una dono per pochi fortunati, appropriazione, acquisizione, era una condizione individuale e votata al puro consumo, ostentata. Oggi la felicita’ sarebbe invece scambio, condivisione, un concetto fondato sull’etica personale (che sarebbe profondamente diversa da quella individuale), che fa riferimento al ”consumo felice”, sarebbe una condizione vissuta con ”immaginazione”, piuttosto che attraverso l’ostentazione.
Forse anche traducendo in pratiche economiche questi concetti, Club Med ha chiuso o venduto 45 villaggi considerati ‘out’ o poco redditizi. ”E sta riposizionando gli altri verso l’alta gamma, il lusso consapevole”, dice il presidente. ”I risultati si vedono – dice il manager 48enne, da due anni
responsabile del Club Med, prima alla Jet Tours e al gruppo Danone – e nel 2004 abbiamo chiuso in attivo di 17 milioni di euro, dopo esercizi in perdita nei due anni precedenti. L’obiettivo e’ quello di raggiungere un risultato operativo in
attivo di 100 milioni nel 2006”. Dal giugno scorso il principale azionista del gruppo e’ il gruppo Accor, con il 28,9% del capitale.
”Club Med – spiega d’Estaing – a suo tempo ha rivoluzionato le vacanze inventando, nel 1950, la formula club-villaggio turistico, cioe’ all-inclusive, sport a volonta’, mini-club, buffet, collier-bar… Ma nel corso dei decenni altri hanno tentato di imitarlo e quello che era eccezionale e’ diventato abituale. Per ritrovare il nostro spirito pionieristico ci posizioniamo verso l’alto, con un’offerta rinnovata: cio’ che lascia il segno piu’ profondo nei nostri ospiti sono le persone”.
Per il gruppo Club Med significa ristrutturare tutti i villaggi per farli diventare a tre o quattro tridenti (una sorta di stelle degli alberghi, ndr) e selezionare operatori particolarmente votati agli scambi interculturali con i clienti. Ora i dipendenti del Club Med sono di 80 nazionalita’ diverse e parlano un totale di 30 lingue. ”Vogliamo un Club multiculturale – dicono i responsabili del marketing del gruppo – caratterizzato dalla tolleranza e dall’apertura verso il prossimo”. L’avvio di questa nuova strategia sta dando buoni risultati in Asia e negli Stati Uniti, dove nel 2004 il giro d’affari e’
cresciuto rispettivamente del 14 e del 10% rispetto all’anno precedente. ”In Europa invece siamo ancora fermi – dice il presidente del Club Med – e quindi ripartiremo dal nostro brand di riferimento: il Mediterraneo”. Che la ricerca sui consumi che cambiano dice essere un’area ”che sta recuperando fino in
fondo il senso profondo del termine ‘oikos’ (casa), da cui proviene etimologicamente il senso perduto della parola ‘economia’. Il Mediterraneo e’ un grande produttore delle storie che contano e che in futuro torneranno a contare anche per il resto del mondo, in un’economia fondata sui racconti. Il turismo
– conclude la ricerca commissionata da Club Med – diventa quindi un grande serbatoio di storie da raccontare”.

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