giovedì, 3 Dicembre 2020

Coldiretti, negli Usa 9 volte su dieci made in Italy falso

L’associazione consiglia i metodi per evitar fregature a tavola

Chi ha scelto di trascorrere le vacanze all’ estero senza rinunciare ai piatti tipici della tradizione italiana deve essere pronto ad aggirare l’ ostacolo
del falso made in Italy alimentare che sul mercato statunitense è presente in tavola nove volte su dieci, con prodotti che richiamano al Bel Paese senza avere niente a che fare con il sistema produttivo nazionale. Ad affermarlo è la Col diretti sulla base di una indagine Nomisma-Federalimentare sulle contraffazioni dei prodotti alimentari made in Italy.
Negli Usa risultano falsi tre piatti di pasta su quattro, più di due bottiglie di vino o olio su tre e quasi la grande maggioranza dei formaggi di tipo italiano. Se negli Usa il valore delle esportazioni nostrane è appena un decimo dei prodotti ‘italian sounding’ presenti sul mercato, la situazione non è certo positiva negli altri Paesi del mondo, fuori dall’Unione europea, dove in un caso su due si corre il rischio di cadere nella trappola del falso made in Italy. ”Per non avere cattive sorprese vale allora la pena – consiglia la Coldiretti – di leggere attentamente sull’etichetta il luogo di provenienza dei prodotti che si acquistano, verificare l’ esistenza del marchio a denominazione di origine e chiedere precisazioni al ristoratore”. I menu taroccati infatti dilagano dalle pizzerie alle tavole dei ristoranti e agli scaffali dei supermercati in tutto il mondo. Le brutte sorprese cominciano già dall’antipasto con l’offerta di una grande varieta’ di falsi salumi (prosciutti Parma Ham e San Daniele, salsiccia calabrese o abruzzese, mortadella Bologna e Cacciatore made in Usa, mortadella Milanesa prodotta in Cile o salame Milano argentino) e formaggi (Parmesao
brasiliano, Regianito argentino, Reggiano e Parmesano sudamericani o Parmesan dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone ma anche Grana Pardano, Grana Padana o Grana Padona, solo per citare le più colorite e smaccate spuntate negli Stati Uniti. e ancora Gorgonzola brasiliano, Robiola canadese, Fontina e Provolone argentini e il Tinboonzola australiano). E si prosegue poi con gli spaghetti alla bolognese, presenti nei ristoranti in tutto il mondo tranne che a Bologna, magari conditi con pomodori San Marzano fatti crescere allo ‘splendido sole’ della California e dell’ ‘ottimo’ Toscana Olive Plantation australiano. Per secondo sono acquistabili nei supermercati dei diversi continenti delle curiose salse pronte per pollo ‘alla milanese’ o ‘alla toscana’ la cui unica autenticità nazionale è millantata dalla raffigurazione sulle confezione della facciata della Scala di Milano e di un paesaggio tipico toscano. Mentre, per un pranzo veloce, è disponibile l’ italianeggiante pizza
Pepperoni senza peperoni o quella con l’ ananas, entrambe inesistenti nel nostro Paese. Ma sorprese riguardano anche il contorno soprattutto se viene offerto Chioggia e Treviso radicchio cresciuto in Florida, condito con il Pompeian olive
oil e l’Aged Balsamic Vinegar della California o altri aceti che evocano senza pudore nomi italiani. Tra i dolci attenzione ai cannoli e alle cassate fatte a base di ‘smooth ricotta Perfect italiano’ prodotta in Australia o al tiramisù con mascarpone del Wisconsin. E se per innaffiare il pasto i falsi doc in bottiglia non mancano (Dolcetto, Barbera, Sangiovese e Amarone australiani, Chianti, Sangiovese, Refosco, Barbera, Barolo californiani, ma anche Sangiovese e Chianti in fiasco con tanto di tricolore fatti in Argentina), per digestivo
c’è la Grappa ottenuta del Sud Africa o il Marsala argentino.

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