sabato, 27 Febbraio 2021

Confturismo, stranieri in flessione nel 2003

Gli alberghi hanno registrato un calo dell’1,5%, i ristoranti dell’1,8%

Prosegue la flessione nel settore del turismo: negli alberghi italiani nel 2003 si sono registrate tre milioni e 400mila presenze in meno (-1,5%) rispetto al 2002. Tiene la domanda ‘interna’ (cioè di italiani che scelgono di rimanere in patria per fare le vacanze), in forte calo quella degli stranieri. Male le città d’arte, bene il Sud, che sta proseguendo una corsa avviata negli anni ’80. Questa la fotografia del settore scattata dal consuntivo 2003 di Confturismo, la confederazione di Confcommercio che raggruppa
diverse federazioni di comparto. Le presenze nelle città d’arte sono diminuite del 4,8%, nelle località montane del 4,3% e nelle città d’affari del 3,4%. Nei pubblici esercizi legati al turismo il calo del valore aggiunto è stato dell’l% (-1,8% nei ristoranti e -4% nelle discoteche). I consumi si stanno comunque orientando alla ricerca di prodotti tipici, della qualità e a una generale riscoperta del ‘made in Italy’. Nel 2003 sono aumentate del 2,9% le spese degli italiani all’estero, contro un calo del 2,6% per quelle degli stranieri in Italia. ”Stiamo scontando soprattutto la diminuzione degli arrivi dagli Stati Uniti per colpa del dollaro basso – spiega il presidente di Confturismo Bernabò Bocca – dalla Germania per la crisi economica e dal Giappone per la questione Sars. Sono difficoltà che colpiscono anche gli altri Paesi concorrenti, solo che loro stanno correndo ai riapri, noi no”. La Confturismo cita ad esempio la proposta del governo francese di abbassare l’Iva sui ristoranti dal 19,5 al 5,5%. ”Abbiamo bisogno – aggiunge Bocca a Milano durante la presentazione del consuntivo 2003 – di un interlocutore politico: che sia un sottosegretario con delega al turismo o un’agenzia al turismo non importa, basta che ci sia una cabina di regia per il settore, soprattutto ora che molte competenze stanno passano alle Regioni”. Secondo Confturismo, le mete estere preferite dagli italiani rimangono le capitali europee e le destinazioni ‘esotiche’ come Messico, Mauritius, Seychelles e Mar Rosso. C’è comunque un boom delle crociere, che in dieci anni hanno registrato un
aumento del 200% di presenze. ”Il peso dell’Iva schiaccia il turismo congressuale – aggiunge la Confederazione – e, nonostante sette milioni di vacanzieri ospitati, campeggi e
villaggi turistici hanno subito un calo del 3%”. Anche la stagione estiva, la ‘regina’ delle vacanze, è andata male: la flessione delle presenze turistiche è stata pari – in valore assoluto – a oltre 12 milioni di unita’, di cui 7,8 milioni italiane e 4,4 milioni straniere, in grado di generare una perdita di consumi stimata in 865 milioni di euro. La ristorazione tradizionale ha raccolto il consenso dei turisti in città e in montagna, mentre al mare si sono preferiti i più sbrigativi ed economici panini e snack. In forte crescita nelle destinazioni turistiche balneari sono risultati i consumi di gelati, di acqua minerale e di bibite. In montagna è salito il consumo di alcolici e birra. Per colazioni, aperitivi, bibite, spuntini, pranzi e cene si sono spesi, durante l’estate, oltre 9 miliardi di euro, uno in più
di quanto è stato destinato all’alloggio. Una curiosità. Secondo l’indagine di Confturismo, nelle città d’arte italiane il derby del cibo è finito in perfetta parità: trattorie e fast food sono stati scelti dello stesso identico numero di turisti, il 32,7%.

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