venerdì, 22 Ottobre 2021

“Congressuale”, tutti i numeri della crisi

Nel corso del 2002 il settore ha perso il 25%

Dopo una fase di decollo avviata negli anni Ottanta, il settore congressuale, nell’ultimo quinquennio (’97-2002), è cresciuto e ha modificato alcuni caratteri
strutturali. Tuttavia, proprio dal 2002, con l’attentato alle Torri gemelle, la paura del terrorismo e il profilarsi di conflitti, il settore ha incontrato forti difficoltà. Ecco il quadro dell’ Osservatorio congressuale italiano che ha pubblicato il rapporto sulle ‘Dinamiche del mercato congressuale nel 2002’.
L’attività congressuale in Italia nel 2002: 98.890 incontri; 16.685.383 partecipanti; 30.700.759 giornate di presenza congressuale; 13.425.294 i pernottamenti; 5.168.681.158 il fatturato (euro). I numeri della crisi: Nel 2002 il numero dei congressi a carattere nazionale è calato del 5% così come il numero di partecipanti; le giornate di presenza congressuali si sono ridotte del 12%; i congressi internazionali hanno subito un crollo del 25%; il fatturato delle aziende italiane per servizi congressuali si è ridotto del 19% rispetto al 2001. I clienti: L’andamento negativo della produzione congressuale è attribuibile principalmente alle associazioni, agli eventi promossi dai sindacati, dai partiti politici e dagli enti pubblici (-10%). A tenere sono invece i congressi organizzati dalle imprese. Anche per il 2003 gli operatori si aspettano che il segmento con la flessione maggiore sia quello degli eventi promossi da sindacati e partiti politici: il saldo delle risposte è pari a -44% e anche per enti pubblici e associazioni si prevede un calo, con un saldo delle risposte pari a -25%. Dimensione dei congressi: piccoli congressi (50-300
partecipanti): -8%; congressi medi (300-1000): -26%; grandi congressi (più di 1000): -36%. Geografia dei congressi: gli incontri internazionali registrano il -25% mentre per i congressi a carattere nazionale la flessione è del -5%. Le città di mare registrano una flessione del 21% delle giornate di presenza congressuale, dell’11% per il numero dei partecipanti e dell’8% per il numero di incontri. Le città d’arte registrano una flessione forte sia per quanto concerne le presenza congressuali (-21%) sia per numero di eventi (-22%). I centri urbani dimostrano una buona tenuta: la produzione congressuale rimane invariata rispetto al 2001. Le prime della classe: la città leader del mercato congressuale italiano è Roma, con i suoi 13.419 incontri e quasi 3 milioni di partecipanti. Seguono a distanza Milano e Firenze. Rilevante è anche la produzione congressuale a Bologna (oltre 4 mila eventi) e Torino (quasi 3 mila eventi). Roma però nel 2002 registra risultati negativi sia per produzione congressuale sia per numero di congressi (-3%) sia di partecipanti (-8%). Il fatturato congressuale romano ha subito una flessione del 12% rispetto al 2001. Milano è la metropoli maggiormente penalizzata dagli effetti negativi della congiuntura internazionale. Le Regioni congressuali italiane sono Lazio e Lombardia, che hanno ospitato rispettivamente il 22% e il 17% dei congressi. Seguono Toscana e Emilia Romagna. Lazio e Toscana sono le regioni che soffrono maggiormente l’attuale congiuntura sfavorevole con flessioni rispettivamente del 13% e del 14% dei congressi ospitati.

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