mercoledì, 2 Dicembre 2020

Contenuto il calo dei tedeschi in Italia

Durante la guerra le prenotazioni erano scese del 15%. Ora si prevede solo un –5%

Saranno meno del previsto, ma ci saranno e invaderanno come sempre le nostre spiagge e città d’arte. Chi temeva un crollo delle presenze dei tedeschi, dovuto alla grave crisi economica che attanaglia la Germania, può tirare quindi un sospiro di sollievo, anche se l’afflusso registrerà comunque una flessione.
Il preoccupante calo del 15% delle prenotazioni, verificatosi in concomitanza con la guerra in Iraq, che aveva fatto temere il peggio per la stagione turistica italiana, provenendo dai paesi di lingua tedesca circa un terzo dei turisti complessivi, nelle ultime settimane è in parte rientrato e al momento, rispetto ai mesi estivi dell’anno scorso, il saldo resta solo leggermente negativo (-5%), pur essendo destinato a trascinarsi sino alla fine dell’anno.
Il quadro è stato delineato da Italo Somarriello, direttore dell’Enit (Ente nazionale italiano per il turismo) per Germania, Austria e Svizzera, che ha sottolineato come l’ormai probabile contrazione delle presenze nel 2003 rafforzerà purtroppo il trend negativo iniziato nel 2002, anno in cui si è
verificata una flessione del 2% rispetto al 2001. ”Negli anni precedenti, invece, le presenze tedesche in Italia erano significativamente cresciute, con percentuali a due cifre, fino ad arrivare a sfiorare quota 10 milioni nel 2001”, ha spiegato Somarriello. L’Italia resta tuttavia, subito dopo la Spagna (12 milioni di persone), la meta preferita dei turisti germanici, che nella Penisola spendono peraltro più soldi che in Spagna: quasi 9 miliardi di euro, a fronte dei 7,1 miliardi lasciati in terra spagnola, solo nel 2002. Va sottolineato, poi, che l’anno scorso l’Italia è stato l’unico paese in cui la spesa dei tedeschi è cresciuta (+3,58%), a fronte di cali diffusi e consistenti in Spagna (-7,18%) e Francia (-1,74%). Le maggiori risorse spese in Italia si spiegano anche con il fatto che il 65-70% del turismo tedesco nella Penisola è di tipo individuale, cioè non passa, a differenza di quello in Spagna e negli altri paesi mediterranei come Grecia e Turchia, per i canali dei grandi tour operator che in Germania detengono il monopolio del mercato. Basti considerare che i primi quattro gruppi tedeschi (Tui, Thomas Cook, Rewe Touristik e Alltours), nel 2002 hanno dominato il mercato con una quota di quasi l’80%.
”I tedeschi sono portati ad acquisire il prodotto Italia individualmente”, ha proseguito Somarriello, ”sia perché il nostro paese per la Germania risulta mediamente più vicino di Spagna, Grecia e Turchia, sia perché in Italia non sempre vi sono le grandi strutture ricettive necessarie ai volumi dei tour
operator tedeschi”. ”Particolare successo, dal punto di vista dei mezzi di
trasporto, stanno ottenendo quest’anno le linee aeree low-cost”, ha spiegato ancora Somarriello, un fenomeno iniziato nel 2002 che sta conoscendo adesso un vero e proprio boom. Ormai i voli e le destinazioni offerte da aviolinee come Ryanair, Hapag-Lloyd Express, Air-Berlin, Germanwings, Germania ed Eurowings, stanno superando quelli dei vettori di linea, anche se la principale quota di mercato continua a essere detenuta dalle compagnie charter, quasi tutte di proprietà dei grandi gruppi turistici. ”Un aspetto che caratterizza gli operatori turistici tedeschi è infatti quello dell’integrazione verticale”, ha spiegato ancora Somarriello. I colossi come Tui, Thomas Cook e Rewe, in altri termini, alla proprietà delle infrastrutture ricettive (villaggi, alberghi, ecc.) affiancano anche quella delle agenzie di viaggio e dei mezzi di trasporto.
A livello di mete, le più amate resteranno anche quest’anno quelle tradizionali, con in testa Venezia (2 milioni di presenze), seguita da Toscana (1,1 milioni), Lombardia (791.000), Emilia-Romagna (550.000) e Lazio (473.000).

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