domenica, 24 Ottobre 2021

Crisi/2: Una politica nazionale per rilanciare il marchio Italia

Operatori pubblici e privati contro la frammentazione regionale

In questi giorni la discussione si e’ accesa. Il presidente
della Conferenza delle Regioni, Enzo Ghigo, ha dato il via al
dibattito affermando che il turismo, insieme ad altre materie,
deve ritornare ad essere materia di competenza statale.
Ha subito replicato Costanzo Jannotti Pecci, presidente di
Federturismo- Confindustria: ”quando, esattamente un anno fa,
dissi che occorreva riflettere sul trasferimento di competenze
avvenuto dallo Stato alle Regioni, il mio intervento fu accolto
molto male”. ”Ora, finalmente – ha aggiunto – questo dibattito
sta perdendo il manicheismo che finora lo ha contraddistinto. Ci
si rende infatti conto che il turismo e’ un bene troppo prezioso
per scontri di tipo politico e ideologico”.
In sintonia con Pecci sembra esserci la Astoi, associazione
di tour operator. ”Il marchio Italia – spiega il presidente
Giuseppe Boscoscuro – non va penalizzato, come inevitabilmente
tendono a fare le politiche regionali. C’e’ troppa
frammentazione, con un forte spreco di energie e di risorse.
Cosi’ mentre l’Enit, l’Ente nazionale del turismo, ha un budget
irrisorio, che serve quasi solo a pagare gli stipendi, sommando
quanto spendono le Regioni in materia di promozione turistica si
arriva a 200 milioni di euro, una cifra consistente, che pero’
viene spesa senza alcun coordinamento”. Anche la Fiavet, per voce del presidente Antonio Tozzi, sostiene che ”da quando e’ stato modificato il Titolo V della Costituzione e il turismo e’ divenuto materia di competenza
regionale, il settore fa un passo avanti e uno indietro. Non e’
possibile, per fare solo un esempio, che la classificazione
degli alberghi sia affidata alle Regioni”. Secondo gli agenti e
le agenzie di viaggio ”non abbiamo piu’ un interlocutore reale;
non esiste piu’ nemmeno un sottosegretario con delega al turismo”

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