sabato, 27 Febbraio 2021

Crociere nel Mediterraneo, il boom continua

Nel 2005 i passeggeri dovrebbero arrivare a 2,7 milioni

Un mercato in espansione e che propone grandi prospettive di sviluppo, con caratteristiche più complesse rispetto al recente passato ed ipotesi di consolidamento attraverso progetti dedicati. E’ il quadro dello stato dell’industria crocieristica nel Mediterraneo emerso oggi nel corso del convegno di apertura di Seatrade Med. L’ottimismo e la fiducia dei principali operatori del mercato
crocieristico del Mediterraneo sono figli di analisi statistiche che vedono, come ha spiegato David Dingle, direttore generale della P&O Cruises, “oltre il 75% delle capacità del Mediterraneo diretto al mercato Europeo, con una crescita potenziale di passeggeri pari ad oltre il 75% nei prossimi 5 anni”. A mettere in luce i cambiamenti avvenuti nel mercato crocieristico mediterraneo è stata, secondo gli armatori europei, soprattutto la crisi del turismo americano, che, a detta del presidente di Festival Crociere, George Poulides, “ha messo a nudo anche una complessivamente scarsa e carente invenzione di prodotto dedicato, di prodotto su misura”. “Negli ultimi tempi – ha spiegato oggi a Genova Patrick Ryan, amministratore delegato del colosso Royal Caribbean & Celebrity Cruises – sono radicalmente cambiati i modelli di prenotazione, con preferenza per il ‘last minute’, con una forte pressione al ribasso dei prezzi. Ciò ha attratto nuova clientela, facendo aumentare il numero dei crocieristi. Si calcola che la domanda di crociere in Europa continuerà a crescere fino al 2005 ad un ritmo di 2,7 milioni di passeggeri”. Analizzando le previsioni di crescita secondo fasce di età dei futuri possibili clienti nei prossimi 10 anni, gli operatori stimano che la domanda maggiore si confermi quella di passeggeri tra i 55 ed i 64 anni (+3,4% in Italia), con qualche significativo spostamento verso il basso (45-54 anni) nei cinque anni successivi (in Italia +10,4%).
Per mantenere questi dati di crescita ed aumentare le capacità di espansione sono però necessari interventi diversificati: dalle nuove destinazioni (Franco Pellicari, vicepresidente di Costa Crociere, propone l’Egitto, le isole greche, la Croazia), all’utilizzo di nuovi scali (Costa Crociere punta su Ravenna), sviluppo dei prodotti nazionali, adeguamento delle capacità dei porti, possibilità di sviluppo delle infrastrutture e soprattutto massima cooperazione nel campo della sicurezza.
Lo sviluppo del mercato crocieristico nel Mediterraneo passa, secondo la ricetta dettata dal presidente della Festival, Poulides, da “uno spirito nuovo, da gente nuova, in aree in cui
i messaggi tradizionali, genuini ma spesso elementari come quello del divertimento a tutti i costi non pagano più o non pagano come pagavano in passato”. “Le statistiche – ha sottolineato Poulides – parlano di un mercato, quello mediterraneo, che vanta asset pregiati per chi offre prodotti del tempo libero: una estesa popolazione con reddito adeguato al prodotto, un’enorme massa di potenziali utilizzatori dotati di tempo libero in eccesso (mediamente 42 giorni in Italia contro 13 negli Usa), una tradizione di rapporto con il mare rimasta intatta nei secoli”. Ma, secondo il presidente della Festival, “sono proprio tradizione, cultura, formazione, patrimonio genetico, radici, i peggiori nemici di chi pretenderebbe di entrare in Europa e in particolare nel Mediterraneo con gli stessi, identici stili e messaggi che hanno determinato il successo di massa del prodotto crociere nel mercato americano”. Da qui la necessità di inventare “un prodotto nuovo, misurato, progettato sui gusti della clientela europea”. Le prospettive di evoluzione del mercato impongono infine
anche un nuovo modello cantieristico. “Ora il Mediterraneo – ha spiegato Enrico Bruschi della Fincantieri – rappresenta il secondo mercato mondiale delle crociere ed è quello che ha
avuto il tasso di crescita più rapido. Per questo le navi in futuro dovranno essere costruite per una destinazione mondiale, con un buon design valido su tutti i principali mercati, dovranno essere di dimensioni medie e più universali, così da ridurre le negatività rappresentata dalla stagionalità del
mercato nel Mediterraneo”.

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