sabato, 23 Ottobre 2021

Emergenza Etna, pronto il radar che vede la cenere

La Alenia Marconi System potrebbe installarlo nel giro di sei settimane

Un particolare radar meteorologico realizzato in Italia e in grado di avvistare anche le nubi di ceneri vulcaniche potrebbe essere installato, se richiesto, in sei settimane nell’aeroporto di Catania. Il radar è stato realizzato dalla Alenia Marconi System (AMS) e consente un controllo in tempo reale con una precisione impossibile con altre apparecchiature quali il lidar e anche con i satelliti per telerilevamento. ”Rispetto ad un tradizionale radar meteorologico, il modello denominato VOD (Volcanic ash Detection) – precisa l’ing. Lucio Governa, responsabile vendite della divisione controllo traffico aereo della AMS – dispone di un software che misura la riflettività delle ceneri e consente di stabilirne la densità e quindi la eventuale pericolosità per la sicurezza del volo. Sistemi di sicurezza, come doppia alimentazione elettrica e duplicazione delle apparecchiature principali, consentono una affidabilità tale da garantirne il funzionamento ininterrotto 24 ore su 24”. ”Il radar VOD le cui specifiche ci sono state richieste dall’ENAC – conclude l’ing. Governa – può naturalmente essere impiegato come un normale radar meteorologico, mentre la presenza di ceneri viene segnalata sul video con un colore particolare. Il suo costo è superiore di circa il 50 per cento
rispetto a 1,6-1,7 milioni di euro del modello standard, costi dovuti alla duplicazione delle apparecchiature e comprendenti anche le opere civili di installazione. Tenuto conto dell’urgenza di una tale apparecchiatura per assicurare il regolare svolgimento del traffico aereo sull’aeroporto di
Catania, la AMS è in grado di installarlo entro un breve termine dall’ordine: solo sei settimane, rispetto ai 9-11 mesi che normalmente occorrono per ottenere un radar meteorologico”. Le ceneri vulcaniche sono un pericolo notevole per i moderni jet di linea. Le sottili polveri vengono infatti ingerite dai motori, le cui turbine funzionano a temperature di circa 900 gradi, e ”fuse” così come avviene riscaldando lo zucchero in un pentolino. Il fenomeno è conosciuto da una ventina d’anni,
dopo incidenti che solo per puro caso non si sono trasformati in catastrofi, ma che comunque sono costati miliardi di danni alle compagnie aeree e tremendi spaventi ai passeggeri. Fino ad oggi, circa 15 aerei di linea hanno rischiato la catastrofe volando attraverso nuvole di cenere provocate da
eruzioni vulcaniche e che assumendo la forma di nuvole si confondono con quelle vere. Nel 1982 un 747 della Singapore Airlines con 263 passeggeri perse 7 mila metri di quota in 14 minuti prima di riuscire a riaccendere i motori bloccati a causa di ingestione di ceneri provenienti dall’eruzione del vulcano Galunggong, in Indonesia. Un analogo incidente accadde ad un 747 della KLM che aveva sorvolato la zona del vulcano di Mount Redoubt in Alaska durante l’eruzione del 1989. Le riparazioni del Jumbo della compagnia aerea olandese ammontarono a 80 milioni di dollari e compresero la sostituzione di tutti i quattro motori e dei finestrini smerigliati dalla cenere. Nell’eruzione del giugno 1981 del vulcano filippino di Mount Pinatubo, la sola Boeing ha provveduto a cambiare 10 motori a vari aeroplani.

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