lunedì, 21 Giugno 2021

Enit, i punti deboli dell’Italia

Problemi negli spostamenti interni e cattiva conoscenza della lingua fra gli appunti più frequenti

Grande protagonista dell’offerta turistica tra i paesi del bacino Mediterraneo, l’Italia sconta ancora troppi “punti di debolezza” nella sua offerta turistica. A tracciare un quadro dei limiti dell’offerta turistica del Belpaese è un dossier dell’Ente nazionale italiano per il turismo. Difficoltà negli spostamenti interni, in particolare verso il sud; tariffe alte e scarso rapporto qualità-prezzo; limitata conoscenza delle lingue e ignoranza dell’offerta turistica delle singole regioni e dei loro prodotti turistici e standard di qualità dei servizi non omogenei, sono i difetti italiani segnalati in modo ricorrente dai turisti stranieri. Per la Spagna conta molto la scarsa immagine di alcune regioni, poco rappresentate sul mercato iberico. A questo si aggiungono i pochi collegamenti verso il sud Italia, tariffe aeree abbastanza elevate” e lo scarso rapporto qualità-prezzi. Per i Portoghesi, invece, i prezzi sono sopra la media, difficoltà nei trasporti, mancanza di voli charter e quindi di tariffe agevolate e impossibilità a raggiungere il sud Italia. Nonostante la passione che anima i cugini d’Oltrealpe per L’Italia, i Francesi condizionano le loro vacanze per il “ritardo del sistema turistico italiano nel garantire standard di qualità omogenei e diffusi su tutto il territorio nazionale” a cui si aggiunge la scarsa conoscenza dell’offerta delle singole regioni che concentra i flussi turistici solo
verso alcune destinazioni. Dal Benelux il trend di arrivi resta in crescita ed è legato all’interesse per il patrimonio artistico-culturale, il clima, la natura. Le difficoltà sono nel paese d’origine dopo il fallimento della compagnia aerea Sabena (i collegamenti con l’Italia sono assicurati dalla Virgin, dall’Airdolomiti e dalla Ryanair). Dall’Olanda i giudizi più negativi: scarsa commercializzazione dell’offerta del sud, limitata conoscenza delle lingue straniere, scarsi investimenti in campagne pubblicitarie e poca salvaguardia dell’ambiente naturale. In compenso gli olandesi ritengono vi
sia stabilità di prezzi oltre ad una “grande varietà e qualita” di turismi. Dalla Germania all’indice sono l’accesso alle strutture ricettive in alta stagione “riservata solo alla clientela italiana” e una stagione turistica “troppo breve in ordine a servizi ed offerta”. Inoltre “l’apertura posticipata e la chiusura anticipata delle strutture ricettive” annullano gli sforzi per attrarre turisti tedeschi fino a tutto ottobre. Per l’Austria a frenare e’ la microcriminalità, perché ritenuta “particolarmente diffusa nelle grandi città culturali”. Pesa però anche “la mancanza di un aeroporto internazionale nel sud Italia” e la mancanza di garanzie di standard di servizi omogenei su tutto il territorio nazionale. Per i flussi turistici dall’Est Europa (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Romania) si sconta la limitata conoscenza dell’Italia le cui regioni si promuovono poco e concentrano le loro campagne nelle capitali (Praga, Budapest e Zagabria) “trascurando completamente la provincia”. Tra i “difetti” più gravi: la microcriminalità, l’inquinamento del mare, costi troppo alti dell’extralberghiero, scarsa chiarezza contrattuale tra gli operatori locali e quelli
italiani. Dalla Svizzera le critiche più forti sono rivolte a trasporti, collegamenti aerei, ferroviari e marittimi, in particolare verso il meridione che, tra l’altro, “non si attiva nello sfruttare il potenziale turistico di alcune regioni”. Per Regno Unito e Irlanda, l’Italia è sempre il Paese preferito per il turismo culturale ma per la vacanza balneare la scelta cade su altre località del bacino Mediterraneo. Per la Danimarca inaccettabile è la debolezza dell’organizzazione dei trasporti, la scarsa conoscenza delle lingue e l’andamento ad onda dei prezzi con tendenza a sfruttare i periodi di espansione. Per la Lituania i punti di debolezza riguardano la minore economicità e i prezzi sempre meno concorrenziali; insufficienza e inadempienza dei collegamenti con l’Italia (soprattutto verso il Sud) e all’interno del paese. Dalla Russia le critiche puntano ai prezzi troppo alti dei servizi extra-albergo, gli scarsi collegamenti aerei diretti con gli aeroporti principali e la difficoltà a rilasciare visti turistici da parte dei consolati d’Italia. Senza appello le critiche dal Giappone: insufficienza di collegamenti aerei, diffusione insufficiente degli orari degli autobus, urbani ed extraurbani che dei collegamenti tra le grandi città. Ma, anche insufficienza di trasporti tra gli aeroporti internazionali e le principali destinazioni degli sport invernali nonché prezzi degli alberghi e dei servizi troppo alti in rapporto alla qualità dei servizi. Dall’Australia e dalla Nuova Zelanda il flusso turistico non manca ma si sconta lo stop dei voli Alitalia diretti a Hong Kong e le critiche sono identiche a quelle mosse dai giapponesi. Nei confronti del turismo Usa l’Italia, oltre all’11 settembre, paga le carenze di strutture, programmazione e commercializzazione nel settore dell’incentive travel e congressi.

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