domenica, 24 Ottobre 2021

Federalberghi: Estate 2003, boom del mare e degli indecisi

Gli italiani spenderanno meno anche se i prezzi cresceranno in media del 2,5%

La percentuale degli italiani che andranno in vacanza nel corso dell’estate ormai alle porte si attesta al 49% della popolazione maggiorenne, contro il 54% dello scorso anno, corrispondente a poco più di 23 milioni di persone rispetto agli oltre 25 milioni dell’estate 2002. Non faranno vacanze, tra giugno e settembre, circa 19 milioni di italiani, pari al 40% del totale, come nel 2002. Gli indecisi sono 5,3 milioni, pari all’11,3% della popolazione, rispetto al 6% del 2002. Proprio da loro, secondo gli operatori del settore, dipenderanno ”le sorti dell’industria turistica nazionale”. Numeri e analisi li ha forniti il presidente della Federalberghi-Confturismo, Bernabò Bocca, sulla base di una
indagine svolta dalla Federazione con il supporto tecnico dell’ Istituto Cirm nell’ambito del progetto Check turismo 2003 varato dalla Federazione per tenere sotto controllo l’andamento del mercato turistico. Per l’elaborazione dell’indagine sono state effettuate dal 15 al 19 maggio 989 interviste telefoniche con il sistema C.A.T.I. ad un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Il mese più gettonato per la vacanza
principale si riconferma agosto, segnalato dal 54% degli italiani pari a 12,5 milioni di persone, come lo scorso anno. Segue luglio, con il 27% globale (6,2 milioni di persone), rispetto al 28% del 2002. Il mese di settembre concentra le
scelte del 9,4% del campione (2,2 milioni di persone) come nel 2002. A sorpresa giugno sembra quest’anno avere maggiore appeal: gli italiani lo segnalano come periodo vacanziero nell’8,2% dei casi, pari a 1,9 milioni di persone, in forte crescita rispetto al 4,2% del 2002. La motivazione della scelta di questo mese, secondo gli operatori, starebbe nel costo più basso delle vacanze e quindi nella scelta di fare ‘vacanze intelligenti’. Il 78% degli italiani, come nel 2002, rimarrà in Italia per le proprie vacanze, mentre il 19%, rispetto al 15% del 2002, sceglierà l’estero. Ciò significa che dai 3,8 milioni del 2002, nel 2003 saranno 4,4 milioni gli esterofili spinti a varcare i confini del paese. La tipologia maggiormente prescelta, sia per l’Italia che per l’estero, sarà il mare, con il 71% delle preferenze, rispetto al 70% del 2002, seguita dalla
montagna con il 17%, come nel 2002, e dalle città d’arte con il 5%, contro il 6% dello scorso anno. Le preferenze marine segnalano una omogenea distribuzione sull’intero territorio nazionale, con interessanti segnali di crescita verso le isole minori. Per la montagna invece, l’arco alpino occidentale e orientale faranno la parte del leone. E tra le città d’arte le preferenze si indirizzano equamente sia nei centri maggiori che in quelli minori.
La sistemazione alberghiera si riconferma come soluzione preferita dagli italiani per la vacanza più lunga. Rispetto al dato 2002 la percentuale guadagna 2 punti, passando dal 32% al 34%, che equivalgono a circa 8 milioni di ospiti attesi. Con percentuali minori si trovano l’utilizzo della seconda casa (16% in leggero aumento rispetto al 2002), l’affitto di un appartamento (13%), il villaggio turistico o l’ospitalità presso amici e parenti. Stabili le quote dei
campeggiatori (8%) e di quanti preferiscono il residence (4%), in ribasso gli agriturismi (1%). Perso oltre il 40% di statunitensi e giapponesi (questi ultimi a causa della Sars) nelle città d’arte, contratta del 5% la domanda di tedeschi, si stima che l’estate degli stranieri in Italia farà segnare un saldo del -3% della componente estera. In aumento francesi, inglesi, austriaci, svizzeri e spagnoli. In calo gli arrivi dei tedeschi (-5%). Gli americani hanno ripreso a prenotare vacanze che effettueranno in Italia a partire da settembre. L’euro forte, è stato comunque chiarito, costituisce uno svantaggio per il settore.
Gli italiani spenderanno in media 713 euro a persona per circa due settimane di vacanze, un valore, questo, in diminuzione rispetto a quello dello scorso anno, pari a 782 euro. Per Federalberghi il dato denota l’allineamento delle tariffe alberghiere al costo della vita; secondo Bernabò Bocca l’aumento dei prezzi denunciati dagli alberghi, rispetto allo scorso anno, si aggira intorno al 2,5%.
Il fatturato del turismo sarà di 16,5 miliardi di euro, con una diminuzione del 16% rispetto ai dati dello scorso anno (19,8 miliardi di euro). In particolare: per giugno il giro d’affari sarà di circa 1,4 miliardi di euro; per luglio sarà di 4,5 mld; per agosto di 9 ml; per settembre di 1,6 mld di euro.
”Il turismo in Italia – ha ricordato Bernabo’ Bocca – nel 2002 ha significato 72 miliardi di euro di fatturato, rispetto ai 75 miliardi del 2001, oltre il 7% del Pil, quasi 2 milioni di occupati. Ci troviamo però di fronte ad una situazione che non manifesta incoraggianti segnali di evoluzione”. Per Bocca,
occorrono quindi misure idonee per il rilancio: maggior investimento nella promozione dell’immagine Italia, adozione del credito d’imposta per le assunzioni anche a tempo determinato, un provvedimento urgente per l’Iva al comparto alberghiero, ”come peraltro annunciato dal presidente del Consiglio
Berlusconi. Ci aspettiamo – ha chiarito – un intervento coraggioso: l’Italia potrebbe vivere di solo turismo”. Federalberghi chiede che l’Iva sia al 7% (dal 10% attuale), per poter meglio competere con Spagna e Francia, e, in mancanza
ormai del ministero del Turismo ”ma il settore meriterebbe un ministero a lui dedicato”, chiede la costituzione di un sottosegretariato direttamente collegato alla presidenza del Consiglio, ”per affrontare i problemi del settore”.

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