mercoledì, 20 Gennaio 2021

Federturismo, 38 milioni di arrivi nel 2002

Abete, siamo terzi in Europa dietro Francia e Spagna

Il turismo italiano si colloca in una posizione di tutto rilievo in Europa: con quasi 38 milioni di arrivi nel 2002, l’Italia occupa il terzo posto nella classifica europea, dopo Francia (76,5 milioni) e Spagna( 57 milioni), mentre l’Europa nel suo complesso riceve il 57,8% degli arrivi internazionali. Dati e numeri sono stati forniti dal presidente di Federturismo-Confindustria Giancarlo Abete, nel corso del convegno promosso dalla Società Dante Alighieri ‘Vivere italiano: la lingua e la cultura a sostegno della piccola e media impresa a Palazzo Firenze, a Roma. L’industria del turismo fattura circa 80.000 milioni di euro ogni anno, contribuisce per il 6% al PIL nazionale, presenta un saldo positivo della bilancia dei pagamenti turistici pari a 13.000 milioni di euro l’anno. ”Il titolo del convegno – ha osservato Abete – suggerisce riflessioni sulla lingua italiana che è parlata in Italia da 60 milioni di persone, pari al 16 % dei 380 milioni di europei dopo l’allargamento. Ancora oggi i turisti stranieri affermano di voler venire volentieri in Italia, attratti dal patrimonio artistico, moda e design, e dall’enogastronomia. Motivazioni che
si affiancano a quella del pellegrinaggio alla Santa Sede e ai santuari italiani”. Gli stranieri continuano ad indicare ancora le tappe del Grand Tour, quali Venezia, Firenze e Roma, seguite da Napoli, Milano e Palermo. Cresce quindi la domanda di turismo che si ‘spalma’ su tutto il territorio nazionale mentre l’offerta è ancora rappresentata da imprese turistiche di dimensioni soprattutto medio-piccole distribuite su tutto il territorio ma prevalentemente più presenti al Nord e al Centro che al Sud. E’ in atto un graduale processo di superamento della polverizzazione delle imprese turistiche, come superamento della dimensione familiare. Cresce la diffusione dell’inglese come lingua di lavoro, si diffonde l’utilizzo dell’anglo-americano, come lingua universale, e si registra un crescente sviluppo della lingua italiana a scapito dei dialetti.
L’industria italiana del turismo – ha proseguito il presidente di Federturismo-Confindustria – è però condizionata da alcune carenze infrastrutturali, specie nel campo dei trasporti. ”Nè – ha detto Abete – si possono trascurare gli
effetti sul turismo della situazione d’incertezza, collegata con l’addensarsi di nuvole di guerra, contro le quali non bisogna mai smettere di operare. E’ una preoccupazione diffusa e condivisa perché l’industria del turismo è industria di pace, che si sviluppa grazie ad una clima di sicurezza del viaggio, alla curiosità per l’incontro e il dialogo tra persone di culture e paesi diversi”.
Grazie alla sua caratteristica d’intersettorialità, l’industria italiana del turismo presenta un ulteriore apporto-fatturato, in termini di conto satellite del turismo, quantificato dal World Travel and Tourism council in 140.000
milioni di euro, pari all’11,8%, con oltre 2.800.000 di occupati e stime di crescita media ulteriore del 3,3% annuo, oltre il 2010, con un apporto al Pil del 12,6%, superando i 3.000.000 di occupati.

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