domenica, 20 Settembre 2020

Ferrovie, Cipolletta chiede lo sblocco delle tariffe

Il prezzo dei biglietti è fermo dal dicembre 2001

Cambiano i vertici delle Ferrovie e torna il tormentone tariffe. Ieri il nuovo presidente di Fs, Innocenzo Cipolletta, insediatosi a settembre scorso, ha dichiarato di aver chiesto al governo di riconsiderare il sistema tariffario, nelle parti non legate a convenzione. Adesso si attende una risposta dall’esecutivo, da cui finora non è giunto nessun segnale. Cipolletta è il terzo presidente dell’azienda ferroviaria, in ordine di tempo, a chiedere di far sbloccare gli aumenti dei biglietti, fermi da cinque anni, dal dicembre del 2001, quando l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti bloccò a sorpresa un adeguamento medio dei biglietti ferroviari del 4,15% già autorizzato, che sarebbe dovuto scattare con l’ingresso del nuovo anno a causa della concomitanza con il passaggio dalla lira all’euro. La decisione scatenò da un lato il plauso delle associazioni dei consumatori, ma dall’altro cominciarono le ripetute sollecitazioni dei vertici delle Ferrovie per adeguare le tariffe agli standard europei. L’allora presidente e ad delle Fs, Giancarlo Cimoli, non si stancava di ripeterlo: “Le tariffe italiane sono inferiori del 50-60% rispetto a quelle europee. Dovrebbero aumentare tra il 3,5% e il 5% ogni anno, senza voler raggiungere immediatamente il gap che ci separa dagli altri paesi”. A giugno del 2005, il predecessore di Cipolletta, Elio Catania, si spinse oltre annunciando dal successivo 1 luglio aumenti modulati dei biglietti a seconda delle varie tratte, in una forbice compresa tra il 4,15% fino a punte dell’8% ma anche questa iniziativa venne presto accantonata dal Governo. Oggi, il problema torna alla ribalta, soprattutto dal momento che i nuovi vertici si trovano alle prese anche con il problema della ricapitalizzazione della controllata Trenitalia che viaggia verso fine anno con una previsione di ‘rosso’ a quota 1.700 milioni di euro.

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