mercoledì, 27 Ottobre 2021

Fondazione Curella, Sardegna e Abruzzo le regioni meridionali più dinamiche

Tonfo semestrale per Sicilia e Molise in un Sud che rallenta complessivamente la sua crescita

Sono la Sardegna e la Campania che occupano, con 14 punti, le prime due posizioni dell’indice di dinamismo economico semestrale elaborato, per le regioni del Sud, dal Diste e Fondazione Curella, calcolato tenendo conto di variabili economiche (occupazione, investimenti, export e natimortalità imprese) e settoriali (agricoltura, industria, costruzioni, commercio e turismo), misura l’andamento congiunturale delle singole regioni del Sud e può avere una variabilità tra +100 e -100. Al secondo posto l’Abruzzo con 11 punti che risale dall’ultimo posto del I semestre 2002 recuperando 24 punti, Puglia con 11 punti (che ha perso 5 punti rispetto al I 2002), Calabria con 11 punti (con una perdita di 18 punti rispetto ai 29 del I 2002 che l’avevano collocata in seconda posizione). Seguono: Basilicata con 8 (con una perdita di 13 punti), Sicilia con 0 (con una perdita di ben 29 punti, la maggiore in assoluto fra tutte le regioni), Molise che inaugura la zona negativa con -3 (ed una perdita di ben 24 punti rispetto al semestre precedente quando aveva occupato la quarta posizione). “Complessivamente”, dice l’economista Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella, “in realtà è tutto il Mezzogiorno che arretra. Ma all’interno alcune regioni sembrano soffrire di una incapacità di progettualità maggiore”.
Il rapporto è corredato da note di sintesi sull’andamento dell’economia delle regioni meridionali nel corso di tutto il 2002. Da tali schede emerge che, l’Abruzzo, pur nel generale rallentamento, ha fatto registrare nel 2002 apprezzabili risultati sia sul piano dell’offerta che sul piano della domanda. Da segnalare la crescita dell’occupazione nei servizi (+4,7%), il calo vistoso dell’occupazione nelle costruzioni (-13,9%) ed il forte incremento delle presenze straniere nel turismo (+25%). Per la Basilicata il 2002 è all’insegna del ristagno. La regione continua ad essere chiusa all’export con il 90% delle industrie che non esporta.. In Calabria lo scenario è dominato dall’incertezza anche se continua a crescere l’occupazione (+2,4% rispetto al 2001 con 13 mila nuovi posti). Nel 2002 la crescita in Campania, come è spesso avvenuto nella metà dello scorso decennio, è stata tra le più elevate d’Italia (+1,6%). Flessione dell’export (-6,6%) ma per l’occupazione si sono creati più posti di lavoro che in qualsiasi regione d’Italia (+3,2%). Turismo incerto. Nel Molise rallentamento delle attività produttive con una drastica riduzione del Pil sceso dal 2,4% del 2001 allo 0,7% del 2002. In Puglia da sottolineare il forte calo dell’export (-6,4%) ben al di là della media Sud (-3,7%).Positiva la dinamica occupazionale (+1,9% gli occupati pari a 23 mila nuovi posti).Continua il trend positivo del turismo. Per la Sardegna registrato un rallentamento dell’attività produttiva e dei consumi. Cala l’export (-7,3%) ma cresce la vivacità imprenditoriale (3,1% rispetto alla media nazionale pari all’1,4%). Per la prima volta da otto anni lieve flessione di presenze nel turismo (-1%). Fase di ristagno per la Sicilia con ricadute sulla dinamica occupazionale. Gli occupati sono aumentati dello 0,9% a fronte dell’1,5% nazionale e dopo aver registrato nel 2001 la migliora performance (+3,3%). Invertito il trend espansivo del turismo “La Sicilia”, continua Busetta, “sta perdendo quel treno della crescita che sembrava avesse preso. In tale situazione incide anche il ritardo dei pagamenti dovuti dalle casse regionali al sistema delle imprese”.

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