lunedì, 30 Novembre 2020

Iraq: Assotravel, previste contrazioni delle partenze fino al 90%

Secondo lo studio nelle seconde due settimane le contrazioni scenderanno al 65%

Il conflitto preoccupa operatori turistici e agenzie di viaggio, ancora non del tutto ripresesi dal dopo 11 settembre. Secondo uno studio messo a punto da
Assotravel, con la guerra le partenze dall’Italia si contrarranno, nelle prime due settimane, del 90% e del 65-70% nelle seconde due. Il tutto si traduce in una perdita di circa 1.800 milioni di euro. Previsioni preoccupanti sono quelle del Wttc, l’organizzazione mondiale del turismo, per quanto riguarda i
risvolti occupazionali: in Italia si calcola un calo di posti di lavoro pari a 42 mila unita’, compresi gli stagionali, mentre Assotravel calcola che saranno 6-7 mila i posti di lavoro a rischio per persone con contratti a tempo indeterminato. Sempre il Wttc stima una diminuzione di turisti stranieri in Italia pari al 2,3% che significano 36 milioni di persone in meno, soprattutto da Stati Uniti, Giappone e Paesi Arabi, ma anche da Inghilterra e Germania già arrivano meno turisti. E intanto alle agenzie di viaggi fioccano cancellazioni e richieste di spostamenti di mete o di date. Il presidente di Federalberghi-Confturismo, Bernabò Bocca, assicura che già da un paio di mesi gli operatori assistono a cancellazioni di voli e di prenotazioni alberghiere, soprattutto nelle città d’arte che vivono principalmente di turismo nord-americano. Secondo Bernabò Bocca sono già il 30-40% le prenotazioni cancellate o spostate, da parte di turisti americani, a partire dal mese di aprile. ”Abbiamo notizie di un forte rallentamento, in vari Paesi, delle prenotazioni – ha detto oggi anche il presidente dell’Enit, l’ente italiano per il turismo, Amedeo Ottaviani – e in generale c’è una forte tendenza a cancellare e spostare i propri programmi”. L’Enit si aspetta una flessione, all’inizio del conflitto, pari almeno al 30-40% nei voli Stati Uniti-Europa ed anche una sensibile ripercussione sui viaggi tra Paesi europei: almeno il 10-15% nelle prossime settimane. Il direttore dell’ Enit, Piergiorgio Togni, si è spinto oltre ipotizzando che, almeno nei primi giorni del probabile conflitto, il turismo Stati Uniti-Europa si blocchi completamente. Le speranze di ripresa arrivano invece dai cosiddetti mercati emergenti: Asia, Russia e Ucraina innanzitutto. In vista del conflitto, l’Enit ha già allertato gli uffici esteri per gli aspetti relativi alla sicurezza e costituirà un’unità di crisi: oltre al Cda sarà riunito d’urgenza il comitato tecnico Enit-Regioni e il Comitato consultivo del turismo. L’Astoi, associazione che rappresenta i tour operator, diretta da Alberto Corti, assicura che se fino a venerdì scorso si registravano nuove prenotazioni, da lunedì lo scenario è totalmente cambiato e le persone si rivolgono alle agenzie di viaggio soprattutto per avere assicurazioni sulle mete di viaggio e su cosa potrebbe accadere in caso di guerra. Molti operatori hanno messo in campo una serie di strumenti per ‘tamponare’ il più possibile i futuri, probabili, danni: il Cts, il Centro turistico studentesco, ad esempio, offre ai suoi circa 225 mila soci la possibilità di usufruire di soluzioni di cambio destinazione o rinvio della data di partenza senza la richiesta delle penali previste dai rapporti contrattuali. In questo clima le previsioni per la Pasqua non sono ovviamente ottimistiche ma tutti concordano sul fatto che molto dipenderà dalla durata del conflitto, ”ma certo – sottolineano numerosi operatori – il turismo italiano ed europeo non riuscirà a compensare la mancata presenza americana”.

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