martedì, 29 Settembre 2020

Italiani sempre più attratti dalla terra dei canguri

Gli Stati più gettonati sono South Australia, Victoria e Northern Territory

Sono 43 mila gli italiani che nel 2003 hanno scelto l’ Australia come meta per le vacanze. Ad affermarlo è Nicholas Costantini, esperto del settore turismo
che segue i flussi dall’Italia, secondo il quale, peraltro, il numero è destinato a toccare, entro la fine del 2004, le 50.000 presenze. Gli Stati più gettonati sono South Australia, Victoria e Northern Territory. L’identikit del viaggiatore che sceglie la terra dei canguri ha il volto e i gusti di giovani coppie (un 17% in viaggio di nozze), di uomini d’affari (per un ‘business travel’ al 15%), di gruppi con guida (per un 2%), di studenti. Proprio per questi ultimi, dal gennaio di quest’anno, è stato creato un visto speciale: gli under 30, infatti, possono beneficiare di un visto vacanza-lavoro che per 12 mesi consente loro di alternare, di 3 mesi in 3 mesi, il lavoro alla vacanza.
”L’aspetto commerciale del turismo – dice Costantini – è fondamentale perchè c’è bisogno di lavorare sulla distribuzione di prodotti e informazioni corrette destinati al pubblico, in questo caso, italiano. Per realizzare questo, oltre
agli strumenti classici del lavoro delle agenzie di viaggi, è stato attivato un programma di formazione on line che diplomerà – quasi come un master – operatori ‘esperti in Australia’ ”. Perchè gli italiani amano tanto questa terra? L’ambasciatore australiano in Italia, Peter Woolkott, non ha dubbi: ”L’Australia è molto diversa dall’Italia. E’ più selvaggia e ha grandi bellezze naturali; così molti italiani scelgono una vacanza all’insegna dell’avventura attraverso le distese australiane. Tra gli aborigeni e i costumi e il cibo di una terra tanto lontana”. Parole che trovano conferma nella scarsa
flessione subita dal turismo nel Paese dopo l’ attacco alle Torri Gemelle. ”L’Australia – ha detto l’ambasciatore – è un Paese sicuro. E’ rimasto tale anche dopo l’11 settembre, e dopo altri eventi di rilievo mondiale; a penalizzare di più, in questi periodi, è stata la lunghezza del viaggio”.

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