mercoledì, 1 Febbraio 2023

Le Province chiedono spazio nell’Agenzia nazionale per il turismo

Upi, non possiamo essere esclusi dalle politiche di rilancio del settore

Le Province contestano la scelta, operata dal Governo nel decreto sulla competitivita’, di escludere le autonomie locali dalla riorganizzazione della
politica turistica italiana. E’ quanto e’ emerso dall’assemblea generale degli assessori provinciali al turismo, riunita ieri e oggi a Roma. Il testo del decreto – osservano gli assessori provinciali al turismo – prevede l’istituzione di un ‘comitato nazionale per il turismo’ composto esclusivamente da rappresentanti del governo, delle regioni e delle associazioni di categoria e la conseguente trasformazione dell’ Enit in Agenzia nazionale del turismo, sottoposta a indirizzo e vigilanza del ministero per le Attivita’ Produttive escludendo, quindi, Province e Comuni. Il turismo rappresenta il 12 per cento del Pil nazionale ed e’ la ‘testa di serie’ nelle strategie di sviluppo economico del paese. Pur riconoscendo la necessita’ di assicurare una politica
nazionale di indirizzo per la promozione turistica italiana, che tracci le linee strategiche generali, gli assessori provinciali rivendicano l’importanza del proprio ruolo e chiedono l’immediata modifica del decreto legge prevedendo l’ingresso dei presidenti di Anci e Upi o dei loro delegati nell’Enit, facendo
si’ che divenga un’Agenzia nazionale per il turismo che rappresenti tutti i livelli istituzionali. ”Una condizione che non possiamo accettare – ha detto
Angelo Villani, presidente della provincia di Salerno e responsabile dell’Upi (unione delle province italiane per il settore)- perche’ non puo’ esistere una efficace politica per il turismo, se e’ separata dalla programmazione dello sviluppo locale che parte dalle province”. ”Restituire il ruolo che la legge assegna alle province servira’ a fare un salto di qualita’ al sistema turistico locale – ha spiegato il presidente della provincia di Cagliari Sandro Balletto, viceresponsabile Upi – Il sistema centralistico mal si concilia con la volonta’ e la voglia di decentramento e di efficienza espressa dai cittadini. Portare le scelte vicino ai bisogni degli operatori e dei cittadini-utenti consentira’ a
molte zone del sud di sviluppare in modo ottimale quelle decisioni indispensabili per la crescita armonica dei territori”.

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