mercoledì, 1 Febbraio 2023

Le Regioni insulari d’Europa chiedono a Bruxelles lo stato di “svantaggio permamente”

L’allarme delle Camere di commercio: nelle isole le imprese spendono il 20% in più

Le isole soffrono di problemi e svantaggi strutturali, specifici e permanenti, che devono essere riconosciuti dall’Europa”. Questa la richiesta che la rete Insuleur, associazione che raggruppa le Camere di Commercio delle regioni insulari d’Europa, ha presentato a Bruxelles alla Commissione e al Parlamento europeo (che ha sede principale a Strasburgo ma i cui Comitati si riuniscono anche nella capitale). La richiesta, presentata ufficialmente con il “Manifesto delle Camere di Commercio e d’industria insulari dell’Unione europea”, cade in un momento molto delicato: è alle ultime battute infatti, e sarà approvato in seduta plenaria a Strasburgo il prossimo 8 giugno, il regolamento per la distribuzione dei fondi strutturali 2007-2013, quei finanziamenti europei destinati prioritariamente alle regioni svantaggiate, come è stata finora considerata la Sicilia.
“L’allargamento dell’Europa a 25 – ha detto il presidente della Camera di Commercio di Palermo, Vincenzo Chiriaco, che ha rappresentato la Sicilia a Bruxelles – con l’ingresso di Paesi che hanno un prodotto interno lordo basso, comporterà una caduta dell’indicatore medio complessivo. Rispetto al Pil di questa nuova Europa, le regioni insulari passeranno, ma solo sulla carta, dalla condizione di area in ritardo di sviluppo alla condizione di area sviluppata. Se ciò avvenisse per effetto di un miglioramento oggettivo delle condizioni socio-economiche ci sarebbe da rallegrarsi. Ma questo prodigioso salto in avanti è solo il risultato di un calcolo statistico che, però, rischia di privare le regioni insulari del sostegno della Ue. Per questo c’è bisogno di un’attenzione costante di tutta la classe politica”.
La delegazione di Insuleur, guidata dal presidente Romano Mambrini della Camera di Commercio di Cagliari, comprendeva sette Paesi e due ministri (il greco Pavlidis e l’irlandese O’Cuiv). Mambrini ha sottolineato che le regioni insulari d’Europa non chiedono provvedimenti tampone o, peggio, misure assistenziali, ma “pari opportunità per competere sui mercati” e quindi il riconoscimento di un Obiettivo Isole. Sono stati resi noti a Bruxelles i dati di uno studio condotto dalla facoltà di Economia dell’Università di Cagliari: un imprenditore che decide di investire in un’isola deve mettere in conto diseconomie che pesano per il 20 per cento, con punte del 24 per cento. Sul 90 per cento degli imprenditori pesa il maggior costo del trasporto delle materie prime e dei materiali, seguono l’approvvigionamento di materie prime (82 per cento) e il ricorso al credito (65 per cento). Per sei operatori su dieci l’insularità incide particolarmente sul costo del trasporto del prodotto finito, percentuale leggermente inferiore (58 per cento) per i costi dell’energia. “La nostra – ha detto Mambrini – non è una richiesta di assistenza o di istituzione di un privilegio, ma piuttosto dell’inserimento di un meccanismo di compensazione dello svantaggio dettato dalla condizione di insularità, con strumenti destinati ad alleggerire la pressione fiscale, agevolazioni finanziarie, specifiche contribuzioni per la ricerca e l’innovazione, riconoscimento de parte della legislazione europea di una maggiore durata degli appalti pubblici relativi al trasporto marittimo e aereo”.

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