giovedì, 22 Aprile 2021

L’Italia mette sottovetro la barriera corallina di Sharm

Progetto tra il Ministero dell’ambiente, l’Università di Pisa ed esperti egiziani

Tempo di vacanze con un occhio in piu’ alla cultura ambientale dei posti di villeggiatura. Ma questa volta l’impegno italiano supera i confini nazionali e
sbarca in Egitto. Da ora in poi i fondali di Sharm el Sheikh avranno un tocco di made in Italy. Meta doc per milioni di turisti ogni anno, la costa a sud del Sinai, e’ infatti al centro del ‘Progetto Pilota per lo sviluppo sostenibile e la gestione ambientale nella costa sud del Sinai, (Sharm El Sheikh, Ras Mohammed National Park)’ presentato dal Ministero dell’Ambiente italiano e da quello egiziano.
Un corridoio subacqueo in vetro per osservare in sicurezza e senza provocare danni a un ambiente delicatissimo e’ uno dei capitoli principali del piano di ecogestione finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e che sara’ sviluppato dall’Universita’ di Pisa in collaborazione con esperti egiziani. Scopo dell’intervento, quello di promuovere un nuovo e diverso uso della zona. Tre i pilastri del piano di eco-gestione messo a punto per Sharm. Il centro visite, per promuovere la bellezza dell’area, ma anche per tutelare la cultura tradizionale delle popolazioni indigene, e in particolare dei Beduini, che vivono nel triangolo del Sinai tra l’area del Monastero di Santa Caterina, il parco costiero di Nabq a nord di Sharm el Shiekh e Ras Mohamed; una camping-area per mantenere un turismo rispettoso, ma aumentando il comfort per le persone che intendo visitare questa zona; l’ Osservatorio Marino Subacqueo, il pezzo forte del progetto, che potra’ offrire una essenza della vita subacquea del Sinai. Al progetto sara’ affiancata un’importante attivita’ di ricerca
scientifica, guidata dall’ Universita’ di Pisa con le Universita’ egiziane e una costante azione di ‘capacity-building’, formazione dei tour operator, per il
turismo sostenibile nell’area, creando a Ras Mohamed il piu’ importante centro di studio e formazione sulle ricchezze del Mar Rosso. Oltre una fonte di reddito, infatti, la zona e’ anche una causa di impatto che potrebbe compromettere la fruizione e la bellezza dei fondali del sud Sinai. L’iniziativa vuole sconiugare quindi, riferisce il Ministero dell’Ambiente, la crescita economica, in cooperazione con gli operatori italiani presenti nell’area, con la tutela e fruizione di un ambiente unico.

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