martedì, 2 Marzo 2021

Myanmar, la guerra per i diritti umani continua

Il segretario della Commissione diritti umani del Senato invita a disertare il Paese

Gran brutto periodo per il Sud Est asiatico. Prima l’attentato di Bali, poi la Sars e ora una nuova restrizione che riguarda lo Stato di Myanmar, l’ex Birmania. La dura politica repressiva dell’ex colonia francese, che ha provocato l’arresto della leader all’opposizione Suu Kyi e la chiusura di tutti gli atenei
del Paese, è stata la motivazione dell’appello che il segretario della commissione diritti umani del Senato, Francesco Martone, dei verdi, in un comunicato ha rivolto agli italiani affinché non si rechino in vacanza in quel Paese. ”Oltre alle iniziative politiche – sostiene infatti Martone – è necessario iniziare sanzioni ‘dal basso’, attivate direttamente dai cittadini. Rinunciare a recarsi per turismo in Birmania è uno strumento di cittadinanza attiva di fronte alla recrudescenza della repressione militare”. Il segretario per i diritti umani ha poi spiegato che, riducendo le presenze turistiche ed interrompendo i rapporti con le rappresentanze consolari, si può manifestare ”il dissenso affinché vengano rilasciati tutti i prigionieri politici per il ripristino della democrazia e della libertà di un popolo sottomesso ad arresti, lavori forzati e stupri etnici”. Martone ha infine invitato le imprese che vorrebbero investire in Birmania, a seguire l’esempio della Kappa o della Triumph che, dopo pressioni da parte dei movimenti e delle Ong, hanno deciso di ritirarsi dal Paese.

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