martedì, 31 Gennaio 2023

Nell’estate della grande crisi vincono le città d’arte

Secondo Federculture sia le grandi che le piccole sono state in controtendenza

La crisi c’e’
e non risparmia il turismo, che in Italia stando alle prime
stime 2005 deve fare i conti con 5,5 milioni di turisti in meno
e 1 miliardo di fatturato perso. Ma non sono soltanto lacrime.
Perche’ nell’anno della generale contrazione dei consumi,
nell’estate delle grandi paure per il terrorismo e del clima
infelice, esplode a sorpresa il fenomeno delle citta’ d’arte,
Roma e Napoli in testa, che possono vantare numeri in positivo.
Mentre a dispetto del caro euro, le famiglie italiane hanno
aumentato i loro consumi culturali.
A sottolineare la tendenza, verificata per un discreto numero
di piccole e grandi citta’ d’arte ma estensibile a tutto il
comparto del cosiddetto turismo culturale, e’ una ricerca di
Federculture. Solo dati di stima, precisano dall’associazione,
che pero’ fanno ben sperare e la dicono lunga sulla necessita’
di puntare sempre di piu’ sul turismo culturale e soprattutto
sulle offerte integrate.
Gia’, perche’ se per le storiche localita’ balneari del
Belpaese si conferma una battuta d’arresto, con la punta
negativa di Amalfi, che ha visto scendere del 10,7 per cento
quest’estate le presenze dei turisti stranieri, e di Rimini che
deve fare i conti con sostanziose perdite di fatturato ( -5% per
gli alberghi, -10% appartamenti, fino a -30% gli stabilimenti),
volano invece le citta’ d’arte. Su tutte prevale Roma, gia’ da
qualche tempo protagonista di un trend decisamente positivo, con
un livello di attrattivita’ culturale, sostiene l’assessore al
turismo Raffaele Ranucci, ”piu’ alto di Londra, Parigi, Praga e
Madrid”. Ma anche Napoli e’ stata ben ripagata dal buon
investimento fatto con l’introduzione dell’ ‘Arte card’. Mentre
Venezia ha vissuto un vero e proprio boom per i suoi musei e
Genova, capitale della cultura 2004, e’ riuscita – cosa non da
poco – a mantenere i magnifici risultati della stagione passata.
Vento in poppa per i grandi capoluoghi dell’arte, quindi. Ma
l’estate e’ stata felice anche per molti centri di solito non
raggiunti dal turismo di massa: in toscana la piccola e
splendida Cortona, che da sempre ospita la piu’ antica mostra di
antiquariato, ha avuto 100% di visitatori in piu’ rispetto alle
passate stagioni. Benissimo anche Urbino, che ha avuto il 38%
dei visitatori in piu’ nei primi 15 giorni di agosto , con punte
del 100% in piu’ il 14 e 15 agosto. E se Spoleto, con il
Festival dei 2 mondi ha mantenuto l’incremento del 30%
registrato nel 2004, la siciliana Noto da poco dichiarata
dall’Unesco Patrimonio dell’Umanita’ ha raccolto ben 17.000
spettatori per la prima edizione del suo Festival ‘Magie
barocche’.
Piacciono le citta’ d’arte, non solo per quello che possono
offrire in termini di monumenti e opere artistiche. Perche’
nelle famiglie italiane, sottolinea il segretario generale di
Federculture Roberto Grossi, ”e’ cresciuto in questi anni il
bisogno di investire in cultura”. Lo dimostrano in generale i
dati sui consumi culturali (+1%), ma anche i grandi numeri,
assolutamente impensabili qualche anno fa, raccolti da
manifestazioni come il ‘Festivaletterature’ di Mantova (circa 58
mila presenze con un incremento del 16% rispetto alla gia’
positiva stagione passata) e il Festival della filosofia di
Modena, che tra il 16 e il 18 agosto ha raccolto quest’anno
addirittura 120 mila presenze. Ad attrarre , ricorda Grossi,
”sono poi naturalmente i grandi eventi, come e’ stato per la
capitale, dove sono arrivati in tantissimi il 3 settembre a
seguire, ad esempio il concerto ai fori imperiali di Elton
John”.
Arte, cultura, aggregazione, servizi, sembrano insomma le
parole chiave su cui puntare per risalire la china che dal 1970
ad oggi ci ha fatti scivolare dal primo al quinto posto nella
classifica dei paesi piu’ visitati del mondo. Nel 2005,
sottolinea il segretario generale di Federculture, siamo stati
superati addirittura dalla Cina :”questo significa che non
basta piu’ avere il Colosseo, o Pompei o Venezia. Serve una
politica complessiva che oggi non c’e’ ”.

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