martedì, 22 Giugno 2021

Polmonite killer, crollano le prenotazioni

Si moltiplicano le disdette delle multinazionali americane

Crollano le prenotazioni di viaggi dall’ Italia, e non solo, verso i paesi più colpiti dal virus misterioso, dal 25% al 35%, fino al 50% e oltre per i piccoli operatori turistici che lavorano prevalentemente con i paesi orientali. Ma secondo Assotravel siamo arrivati quasi al blocco totale delle prenotazioni e degli incassi, rispetto allo stesso periodo 2002. ”La situazione era già critica prima dell’ allarme sars – spiega Antonio Tozzi, presidente di Fiavet – per tutte le mete a lungo raggio. Il problema del diffondersi del virus in alcuni paesi, come Cina, Filippine, Hong Kong e Singapore ha fatto aumentare considerevolmente le cancellazioni e diminuire le prenotazioni verso quei paesi. Dal 25 al 35% e per i piccoli operatori turistici oltre il 50%. Tutto ciò nonostante l’Organismo Mondiale della Sanità non abbia sconsigliato i viaggi verso i paesi colpiti da sars. Lo stesso è accaduto da noi in Italia, dove l’ Unità di Crisi della Farnesina ha però sconsigliato i viaggi a Singapore fino al 6 aprile. Chissà perché poi soltanto fino a quella data, dal momento che l’
aeroporto di Singapore ieri era stato chiuso”. ”Siamo arrivati alla psicosi da virus misterioso – sostiene Andrea Giannetti, presidente di Assotravel – non ho ancora i dati precisi delle 180 aziende turistiche che monitoriamo, ma le
prenotazioni nei paesi interessati dal virus, mi dicono che sono quasi bloccate. Addirittura sono stati rimandati di 15 giorni viaggi di lavoro in Giappone, finora estraneo al discorso sars. Se consideriamo l’ insieme, dei paesi arabi, con mete turistiche che oggi sono a rischio per via della guerra in Iraq, registriamo il 90% in meno di prenotazioni e incassi, rispetto allo stesso periodo del 2002. Tornando all’ allarme sars, è assurdo ma in qualche modo è normale che si blocchino i viaggi, pensando che si tratta di un virus ancora sconosciuto, non isolato: la paura naviga velocemente. Ebola creò lo stesso panico da viaggio nelle aree interessate. Stessa cosa avviene tuttora con la malaria, anche quando si tratta di due casi isolati. Speriamo che tutto ciò aumenti almeno il turismo interno per l’ estate”. ”A mio parere – precisa Alberto Corti, direttore dell’associazione Tour Operetor Italiani (Astoi) – si tratta di un fenomeno che ha avuto il picco massimo ieri. Non ci sono motivi
per non andare nei paesi colpiti da sars. Non lo dico io, ma il Ministero della Sanità, che con le sue circolari invita soltanto alla prudenza. E’ molto facile creare allarmismi, ma da parte nostra, se arrivasse uno ‘sconsiglio’ ufficiale dal ministero, soltanto in quei caso bloccheremmo i viaggi verso l’oriente”. Insomma, la guerra in Iraq e il preoccupante diffondersi della sindrome acuta respiratoria stanno assestando un ulteriore brutto colpo all’ economia turistica italiana, che stava faticosamente riprendendosi dal calo registrato dopo il
crollo delle Torri Gemelle. Ma la psicosi da polmonite killer non colpisce solo gli italiani. Diverse aziende americane hanno cancellato o bandito, almeno per qualche tempo, i viaggi del personale nelle aree del Sudest Asiatico a maggior rischio di Sars. Se la Phillips Van Heusen, cui fa capo la firma Calvin Klein,
ha bandito specificamente i viaggi nella regione, scrive oggi il quotidiano Wall Street Journal, Adidas e Nike, citando specificamente il problema Sars, hanno cancellato tutti i viaggi internazionali, mentre il gruppo finanziario Wells Fargo ha cancellato i viaggi organizzati ogni primavera per i clienti nella Cina del Sud. Anche la griffe Kenneth Cole ha sospeso i viaggi dei dipendenti in Asia, mentre Liz Claiborne ha consigliato ai dipendenti di evitare i viaggi nella regione finché l’azienda non avrà studiato delle soluzioni alternative alla grande necessità di scambi e contatti, visto che la produzione è quasi tutta in Asia. Jones Apparel, titolare del marchio Ralph Lauren, ha invece limitato i viaggi nella regione. Nella stessa Hong Kong le aziende prendono provvedimenti, sottolinea poi il quotidiano, citando il colosso bancario Hsbc
che ha detto ai 50 dipendenti della sede locale di rimanere a casa questa settimana e, chi per allora non avesse i sintomi della malattia, di tornare al lavoro venerdì ma in un altro edificio. Mentre società come Credit Suisse e Microsoft hanno invece concesso ai dipendenti di lavorare da casa o di cambiare l’orario di lavoro per evitare le ore di punta e, con queste, i mezzi di trasporto affollati.

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