venerdì, 6 Agosto 2021

Report Sicilia, Economia al rallentatore

Nel 2003 il Pil Sicilia (+1,3%) cresce più che nel resto d’Italia

Una economia, quella siciliana, al rallentatore. Infatti nel 2002 la crescita del Pil si è fermata allo 0,3%, inferiore alla crescita media dell’Italia (0,4%) ed inferiore alla media dello stesso Mezzogiorno (1%). Ma nel 2003 la situazione dovrebbe migliorare. Secondo le previsione di Diste-Fondazione Curella, infatti, il rilancio, potrebbe avviarsi nel corso dell’autunno, per poi gradatamente rafforzarsi con il procedere del 2004. In questa ipotesi il Pil segnerebbe quest’anno una crescita che sfiora l’1,3%, superiore al tasso di sviluppo atteso per il resto d’Italia (+1%). Ma nonostante la ripresina gli effetti sull’occupazione dovrebbero essere contenuti. Infatti, il Diste stima un incremento occupazionale di appena 8 mila nuovi posti di lavoro per l’isola per tutto il 2003, pari a +0,6%.
Questi i dati salienti contenuti nel 22° Report Sicilia, elaborato dal Diste per conto della Fondazione Curella e presentato stamani a Palazzo dei Normanni a Palermo alla presenza del presidente dell’Ars Guido Lo Porto, del vice Governatore della Regione Sicilia, Giuseppe Castiglione e dell’economista Pietro Busetta che lo ha commentato. All’incontro hanno preso parte: il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Giuseppe Silvestri, il presidente della Confindustria Sicilia Ettore Artioli, il presidente della provincia di Agrigento, Vincenzo Fontana, il segretario della Cisl Sicilia Paolo Mezzio, l’amministratore delegato di Sviluppo Italia Sicilia, Vincenzo Paradiso, il presidente della Provincia di Enna, Cataldo Salerno, il presidente dell’azienda agricola Tasca, Lucio Tasca. Affidata ad . Alessandro La Monica del Diste ed a Salvatore Sacco della Fondazione Curella l’illustrazione del Report.
Sul versante della domanda interna il 2003 dovrebbe caratterizzarsi per un cauto e progressivo rilancio dei consumi familiari, alimentato dalla rimodulazione dell’Irpef per i redditi più bassi e dal progressivo miglioramento del clima di fiducia sull’andamento del reddito familiare e personale. A consuntivo dell’anno, l’esercizio di previsione stima un incremento dei consumi delle famiglie residenti attorno all’1%, di poco superiore al dato medio nazionale (0,8%). Risultato che consentirà di chiudere il 2003 con un livello dei consumi più alto del 17% rispetto al 1995, contro un tasso di incremento cumulato del 15,1% per l’Italia in generale. Prevista entro la fine dell’anno anche una ripresa degli investimenti sia in beni strumentali (+2,6%) che nelle costruzioni (+1,5%) dopo il crollo del 2002 .
Il rallentamento dell’economia siciliana nel corso del 2002 ha avuto ricadute sulla domanda di lavoro che ha accusato una drastica decelerazione della crescita. In particolare, secondo le indagini sulle forze lavoro, nella media annua l’occupazione in Sicilia è aumentata dello 0,9% contro un incremento a livello nazionale dell’1,5% e dopo avere registrato nel 2001 la migliore performance (+3,3%) degli anni novanta. Nel periodo compreso tra il 1995 (in cui l’occupazione raggiunse il livello più basso dell’ultimo decennio) e il 2002, il sistema economico siciliano ha creato quasi 130 mila nuovi posti di lavoro, (un saldo occupazionale pari a circa 18 mila nuovi occupati l’anno). Nel solo 2001 l’aumento è stato pari a 44 mila posti mentre nel 2002 il numero degli occupati è aumentato di circa 13 mila unità. Particolarmente interessante il dato di Ragusa che, con un incremento nel numero di occupati pari al 7%, si conferma l’area più dotata in termini di dinamismo economico nella Regione. Le persone in cerca di occupazione risultano, comunque, in calo in pressoché tutte le province. Ciò è dovuto anche alla ripresa del fenomeno migratorio.
“Insomma”, dice Busetta, “un Report che vede una situazione di stallo e che non fa intravedere quel cambiamento di passo necessario per una normalizzazione di una stuazione che è ancora più attenta all’assistenza che alla produzione. Più all’assessorato alla famiglia che a quello all’industria”.
Rallenta, invece, il processo di miglioramento della qualità del credito. Infatti la riduzione del 18,1% del rapporto tra partite anomale registrata in Sicilia è in buona parte determinata dalle operazioni di cartolarizzazione senza le quali lo stock di crediti in sofferenza sarebbe aumentato del 2,7%. In base a quanto emerso dall’analisi dei dati forniti dalla Banca d’Italia, inoltre, tra dicembre 2001 e dicembre 2002, la raccolta bancaria in Sicilia è aumentata per quanto riguarda la componente diretta (+7,3%), mentre è diminuita del 14% per quella indiretta. Torna a crescere la forbice dei tassi di interesse. Mezzo punto in più che porta a 2 punti il delta con il Centro Nord per le operazioni a breve.
Continua a non navigare in buone acque il settore agricolo. In particolare, il comparto olivicolo è risultato compromesso anche dal lato della qualità risultata inferiore alla scorsa annata. Scelte strategiche hanno, comunque, permesso di far crescere il settore dell’olio che ha visto aumentare il numero delle aziende imbottigliatrici (un centinaio in più rispetto allo scorso anno) e il fatturato del comparto. Un dato importante è stato raggiunto dalle superfici coltivate a olio biologico che rappresenta il 10% della corrispondente superficie nazionale con 13 mila ettari. Una buona annata per il settore vitivinicolo, la cui produzione lorda vendibile rappresenta, oggi, il 15% dell’intero comparto. In calo i comparti agrumicolo e frutticolo (rispettivamente -4,1% e -19,4%).
Prosegue la fase di rallentamento dell’industria siciliana, con un saldo tra imprese iscritte e cancellate pari a -222 ed una diminuzione del tasso di natalità che dal 4,4% del 2002 è passato allo 0,5% nel 2003. A fare registrare le situazioni di maggiore criticità, i comparti tessile e abbigliamento, macchine, macchine elettriche ed elettromeccaniche, a cui si aggiunge il perdurare della crisi del settore auto e mezzi di trasporto. In controtendenza, il settore editoria e stampa e quello della trasformazione dei prodotti agricoli che, nel complesso, riescono a tenere un buon livello di crescita. Calo degli ordinativi.
Continua la crisi del settore delle costruzioni. La fase di rallentamento che ha caratterizzato il comparto a partire dal primo semestre del 2002 in Sicilia, così come nel resto del Paese, prosegue anche nei primi mesi del 2003 dove, però, si prevede una lieve ripresa dell’attività, con una crescita prossima all’1,3%, pressoché doppia rispetto a quella stimata per l’intero territorio nazionale (+0,6%). Più vivace il settore dei servizi alle imprese, seppure con una dinamica più lenta rispetto a quella registrata nel resto del Paese.
Per il turismo, nel 2002 il comparto ha invertito il trend espansivo che lo caratterizzava ininterrottamente dal 1998. Lo scorso anno sono, infatti, arrivati in Sicilia 4 milioni 64 mila turisti con un lieve decremento (-0,3%). Un risultato in controtendenza rispetto a quello registrato nel Mezzogiorno (+1,3%). In generale, l’isola sta facendo i conti con un calo nel numero delle presenze (-2,9%), della permanenza media (-2,6%). In controtendenza le presenze extralberghiere (+9,5%), mentre si riducono quelle alberghiere (-4%). Le previsioni di fatturato estivo, comunque, si aggirano, come per il resto d’Italia, intorno ai 16,5 miliardi di euro con una contrazione del 16% circa rispetto al 2002. Previsto in calo anche il numero di stranieri a causa del cambio sfavorevole euro-dollaro.
“L’economia siciliana”, afferma Busetta, “sta avendo un processo di modernizzazione che vede crescere i settori dell’industria in senso stretto e dei servizi. Anche se a ritmi non adatti alle esigenze”.

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