sabato, 27 Febbraio 2021

ShaceShipOne ha vinto l’X-Prize

Viaggi nello spazio più vicini grazie al dinamismo di Branson

Mettendo a segno sopra il deserto californiano del Mojave il tentativo decisivo previsto dal regolamento di un insolito premio spaziale, un team privato americano è diventato l’apripista della corsa alle stelle. Da cinque anni un gruppo di appassionati del volo con base a St.Louis, appoggiati da ricchi sponsor, attendeva di assegnare a qualcuno l’Ansari X-Prize, un premio da 10 milioni di dollari destinato a chi fosse riuscito a dimostrare la fattibilità di
voli spaziali su navicelle a tre posti riutilizzabili, una sorta di versione commerciale e in scala ridotta dello space shuttle della Nasa. L’idea era quella di lanciare una corsa allo spazio analoga a quella che nel 1927 fu innescata dall’Orteig Prize, il premio per la prima trasvolata atlantica che Charles Lindbergh si aggiudicò su ‘Spirit of St.Louis’. L’X-Prize adesso ha un vincitore, un team guidato dal celebre progettista Burt Rutan e finanziato con 20 milioni di dollari dall’ex papà della Microsoft, Paul Allen. Per agguantare l’X-Prize occorreva superare due volte nel giro di due settimane la barriera dei 100 km di quota con la stessa navicella: SpaceShipOne, la piccola capsula-razzo
disegnata da Rutan, ci è riuscita con una doppia impresa in cinque giorni.
Sir Richard Branson, l’eccentrico miliardario britannico fondatore delle linee aeree Virgin, ha festeggiato da lontano: nei giorni scorsi ha stretto un’alleanza con Rutan e Allen per utilizzare la loro tecnologia per creare una prima flotta di navicelle commerciali. Dal 2007 conta di portare nel giro di
cinque anni i primi 3.000 turisti nello spazio, ognuno pagando biglietti intorno ai 190 mila dollari.

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