lunedì, 14 Giugno 2021

Trasporto aereo, l’effetto Iraq fa volare le tariffe

Il rischio ora è che non volino più i passeggeri

L’ultima arrivata nel “club degli aumenti” è Alitalia, che ha deciso che dal 15 marzo i biglietti costeranno 6 Euro in più entro i confini italiani, 8 Euro in più per i voli internazionali e 12 euro in più per quelli intercontinentali. Ma già da metà febbraio salire su un aereo è diventato più costoso, colpa del caro-petrolio e dei timori del conflitto in Iraq. A ciò si aggiunge però anche un altro timore: che a volare siano solo le tariffe e non i passeggeri. L’ondata di
aumenti non gioverà infatti di certo all’industria aerea, appena reduce dalla fase più nera della propria storia, con una platea di utenza sfiduciata e timorosa. La decisione della compagnia italiana, anch’essa sulla scia dell’impennata dei prezzi dei prodotti petroliferi e come misura a tempo, è arrivata oggi dopo analoghe comunicazioni dalle altre società. Tre giorni fa era stata Air One a comunicare un sovrapprezzo sui voli nazionali di 6 euro. L’alleata d’oltralpe di Alitalia, Air France, ha deciso il 3 marzo di aumentare il costo dei ticket da viaggio del 3%. Non è stata da meno la tedesca Lufthansa, con un varo di incremento del 4,5% deciso a fine febbraio. Biglietti piu’ cari anche per chi vola su un aeromobile dell’olandese Klm: 5 dollari per tratta, che raddoppiano a 10 per i voli intercontinentali. Ma il sovrapprezzo carburante non riguarda solo il Vecchio Continente. Anzi, a bruciare le tappe sono state le compagnie statunitensi inaugurando una raffica di incrementi tariffari. Continental: +10% dal giorno di San Valentino; Northwest, American Airlines, United Airlines, Us Airways hanno fatto scattare ritocchi verso l’alto del 3% dal 21 febbraio scorso. La musica è sempre la stessa: si tratta di una misura temporanea dovuto all’impennata del prezzo del petrolio, ma sarà poco digerita dai viaggiatori. In Italia, si salvano i collegamenti da e per la Sardegna, in regime di continuità territoriale. Ma i giorni più duri per l’industria del traffico aereo devono ancora venire. Ogni compagnia ha pronto nel cassetto il piano di emergenza da attivare in caso di guerra, stilato sulla base del tipo e durata del conflitto. Il programma-emergenza di Alitalia potrà essere suscettibile di modifiche fino all’ultimo secondo, anche sulla base delle richieste che giungeranno dal governo. D’altra parte il mercato ha già scelto: la domanda verso Egitto, Siria, Giordania, Kuwait, Israele è già ai minimi storici. In caso di guerra, verrà senz’altro attuato un taglio del 50% dei voli sul Cairo, con un solo collegamento invece di due. Analoghe misure nei Paesi dell’area coinvolta. Anche i vettori americani hanno rivisto i programmi dei prossimi mesi: Delta Airlines ha ad esempio deciso di far slittare l’apertura del Roma-Boston a momenti più favorevoli, e così il Roma-Cincinnati che per il momento è stato rimandato al primo luglio.

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